Il Parco del popolo (giardini pubblici di Reggio Emilia), spesso la notte si trasforma in un luogo di scontri tra bande giovanili, spesso divise tra nazionalità contrapposte. L’ultima battaglia la notte di sabato scorso, quando in città era ancora in corso Vyni, il festival del vino e del vinile.
A prendersi a bottigliate e coltellate (c’è scappato il ferito), sono state una ventina di ragazzini, con tutta probabilità appartenenti a due bande: un gruppo di egiziani e tunisini da una parte (quelli che abitualmente si ritrova tra via Spallanzani e via Secchi), e un gruppo misto tra albanesi e italiani, arrivato al parco dalla ex caserma Zucchi.
Per cercare di capire qual è ora l’atmosfera che regna nel polmone verde del centro storico, abbiamo incontrato la signora Brunella, proprietaria del chiosco a fianco del Teatro Valli.
Da quanto tempo ha il chiosco-bar?
“L’ho comprato nel 2022…”.
In questi quattro anni che cosa è cambiato nella frequentazione del parco e come mai, secondo lei, questi episodi di violenza di gruppo?
Mah, è sempre andato abbastanza bene. Sappiamo dello spaccio nel parco, che c’è sempre stato, nonostante la presenza delle forze dell’ordine. Ultimamente non capisco neanche io che cosa stia succedendo. Quelli che hanno fatto la rissa non li avevo mai visti. Sono arrivati con un monopattino rubato dalla parte della caserma Zucchi, e un altro gruppo è arrivato dalla direzione dei bagni pubblici. Fatto sta che si sono incontrati proprio qui davanti, non è che si fossero dati appuntamento qui per fare una rissa. E’ stato proprio il caso, e dopo tutto è degenerato… erano una ventina.
Episodi di questo genere accadevano negli anni precedenti?
“Negli anni precedenti non c’era questa situazione”.
Secondo lei come si potrebbe fare per garantire maggior sicurezza anche alle persone che vengono al parco?
Ma io dico… perché quelli che hanno fatto la rissa erano stranieri, come tutti quelli che stanno seduti qui al Valli. Ma se non stanno qui, dove possono andare? Che cos’è l’accoglienza? Farli entrare per poi abbandonarli? Secondo me, bisognerebbe accoglierli veramente, facendogli fare qualcosa che sia una scuola o un mestiere, insomma che ci sia un controllo. Se non hanno niente da fare è chiaro che stanno a bivaccare ovunque.

Sente i commenti delle persone che girano intorno al chiosco?
Sono stanchi, che sono stanchi! Che non si sentono in sicurezza, che hanno paura. Ci sono stati dei turisti che sono venuti qua: gli ho dovuto chiamare un taxi. Ci sono delle ragazze che vengono e mi dicono: ‘Ci stanno disturbando’, e vengono a rifugiarsi qua! Non è che io possa far più di tanto… Non sono situazioni gravi, ma non dovrebbero succedere.
Quando è più facile che accadano?
Sono episodi che accadono soprattutto quando c’è buio.
A che ora chiude la sera il bar?
Mah… posso chiudere alle 22, come posso chiudere alle 20:30, se c’è freddo, più andiamo avanti con la stagione, più chiuderò tardi.
Le forze dell’ordine i controlli li fanno in macchina o appiedati?
Ma spesso sono in macchina, e a volte c’è anche la polizia municipale.
Quindi, polizia di Stato, carabinieri e polizia locale?
Sì, vengono mi chiedono: ‘Tutto bene?’, eccetera… È che, a volte, non si può neanche biasimarli, perché se c’è un grosso evento, come quello che c’è stato il weekend scorso, è chiaro che non li vediamo girare tanto qua. Sono più concentrati dove c’è più gente, ed è comprensibile… Però qui stanno girando, anche poco fa c’erano carabinieri e polizia
Ha notato un aumento del controllo del territorio in questi ultimi tempi?
Dopo le risse sì assolutamente.
Secondo lei non è sufficiente semplicemente del controllo del territorio bisogna fare di più…
Io dico: ognuno il suo mestiere. Quando vediamo certe situazioni è chiaro che non è normale. Non è rassicurante. Poi chi di dovere troverà le soluzioni adatte. Perché sì, così non va proprio bene.

