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Mario Monducci, un amico di Reggio che la sua città ha già dimenticato
di Giacomo Scillia
Mario Monducci è nato a Reggio Emilia il 2 maggio 1950, in una famiglia segnata da cultura civile, lavoro e Resistenza.
Il padre Elio fu tra i primi commercialisti della città, lo zio Glauco “Gordon” Monducci fu comandante partigiano della brigata “Gufo Nero”.
Laureato in Giurisprudenza a Modena, aprì giovane uno studio da commercialista in via Roma.
Per decenni fu professionista rigoroso, preciso, onesto, capace di ascoltare prima ancora di parlare. Diceva che il denaro era utile, ma il rispetto necessario, e spesso antepose l’umanità al compenso.
Negli anni Ottanta entrò in consiglio comunale con il Partito Repubblicano Italiano.
Nel 1983 fu eletto deputato alla Camera, ma nel 1986 si dimise per coerenza, non riconoscendosi più in quel Parlamento.
Tornato a Reggio, sostenne battaglie radicali sulla giustizia, la laicità e i diritti dei cittadini. Fu poi presidente provinciale del PDS, portando uno stile severo, libero, poco incline ai compromessi.
Nel 2005 fondò la lista civica Gente di Reggio e tornò in consiglio comunale come voce indipendente.
Interveniva con dati, studio e sobrietà: era rispettato anche da chi non la pensava come lui.
Scrisse Reggio. La mia città, la mia battaglia, diario di amore, lucidità e delusione verso la sua città.
Fondò anche l’Amatori Reggio, squadra di hockey su pista, costruendo sport, passione e comunità.
Negli ultimi anni fu lasciato ai margini, come spesso accade agli uomini liberi e scomodi.
Morì il 28 aprile 2020, in casa, colpito da un infarto.
Nessuna memoria pubblica, nessuna targa, nessun riconoscimento all’altezza della sua storia.
Mario Monducci resta il figlio dimenticato di Reggio Emilia: un uomo libero che la città avrebbe dovuto ricordare meglio.
di SpazioReggio – Per completare la pagina dei ricordi, approfittiamo di questo spazio e ci permettiamo di aggiungere una breve nota per riportare a luce la memoria di una figura cara a Mario (e anche a noi), anch’egli scomparso.
Si tratta di Attilio Marchesini, solo Attila, per noi che abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo. Attilio Marchesini, studi classici, è stato amico e stretto e prezioso collaboratore dello storico direttore Giancarlo Ambrosetti (detto Mangiafuoco), nella struttura di via Nobili. Uomo colto, conosceva ogni segreto delle stanze dei Civici Musei: dalla Galleria dei Marmi romani, alla sala degli animali impagliati, ai falsi di pregio della Galleria Parmeggiani. Era un grande amico di Mario Monducci, e con un gruppetto di altri simpatici avventori, ogni giorno ci si dava appuntamento per un caffè al chiosco di Giampaolo (pure lui non c’è più), nel cuore dei Giardini pubblici. Belle chiacchierate, belle giornate, delle quali è sempre viva la nostalgia.