Ci siamo mossi nella rete delle associazioni di accoglienza reggiane per capire come funziona l’arrivo e la gestione dei minori stranieri non accompagnati. Da dove vengono? Quale viaggio devono affrontare? Come vengono accolti? A volte si tratta di ragazzini che hanno meno di 16 anni e si trovano da soli in realtà a loro sconosciute. Vi raccontiamo qui la road map del viaggio della speranza che i giovanissimi devono affrontare.
Lo sbarco
Arriva in Italia il più grande. Lo fermano in Sicilia. È maggiorenne. Non ha documenti. Lo tengono in un Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr). Dal Cpr scappa e va a in una città del nord, dove c’è un parente che lo fa lavorare in nero e non lo aiuta a regolarizzarsi. Arriva il secondo fratello, più piccolo, entra in una comunità, questo fa la malora però impara l’italiano, fa quello che deve fare. Poi si rovina il percorso di regolarizzazione e non ottiene il permesso. Raggiunge il fratello nella città del nord. Risultato, secondo irregolare. Arriva il terzo, l’ultimo, fatto partire dalla famiglia con la promessa che sarebbe andato trovare i suoi fratelli e che loro si sarebbero occupati di lui. Non è andata così… Al contrario, ci sono anche delle famiglie presenti e attente al futuro dei loro figli.
I posti per minori stranieri soli a Reggio Emilia
A Reggio Emilia ci sono una sessantina di posti per minori stranieri non accompagnati dai 16 ai 18 anni. Se sono minori di sedici anni vanno in comunità educative.
Il Servizio sociale del Comune li colloca in un sistema di accoglienza diffusa (appartamento in semiautonomia), di cui alcuni sono gestiti dal progetto Sai (Sistema di accoglienza e integrazione), totalmente a carico del ministero dell’Interno, che riguarda minori e adulti.
Ci sono percorsi di regolarizzazione molto complessi, come i richiedenti asilo, protezione umanitaria e vittime di tratta umana che necessitano di un supporto legale in grado di inoltrare la richiesta di protezione internazionale, che richiede un iter tutt’altro che semplice: comunicazione con la questura, con le commissioni territoriali (che valuteranno la sua storia per riconoscergli l’asilo), la protezione… o per rifiutarla.
La tratta dei piccoli migranti
Il ragazzo migrante, indirizzato dalla rete dei trafficanti molto ben costruita nel suo paese, in Africa ma non solo, lo conduce ai punti di imbarco. Una volta arrivato in Italia, nella città prescelta, va in questura, nel nostro caso di Reggio Emilia, dove dichiara la sua condizione.
Da sottolineare che la rete dei trafficanti che porta i migranti soprattutto dall’Africa, dal Pakistan e dal Bangladesh, in Europa (spesso in l’Italia), ma ci sono anche persone come gli afghani, i siriani, i somali, gli etiopi che eleggono l’Italia solo come terra di transito, per andare a finire poi nei paesi del nord Europa.
La rete dei trafficanti definisce percorsi precisi ricchi di informazioni, poi li organizza. Rispondono alla domanda: “Come ci arrivo dalle spiaggie della Libia o della Tunisia a Lampedusa o in Grecia?”. La rete può creare un percorso che dall’Egitto (o un altro Paese) porti il migrante in Libia, per esempio. Arrivato lì, il giovane straniero, in condizioni spesso difficilissime, viene imbarcato. Il ‘pacchetto-viaggio’ è stato pagato. Arrivato finalmente a Reggio Emilia, il ragazzo si presenta in questura, perché ha ricevuto quell’informazione guidato passo passo attraverso i social sui quali si vendono le mappe, e si vendono proprio anche i percorsi.
Giunto al posto delle autorità il ragazzino si autodenuncia: “Io sono minorenne, sono solo e straniero, vengo da…”. La nazionalità è irrilevante rispetto all’accoglienza, è l’età che fa filtro.

Pronto intervento sociale (il Pris), il Comune paga le comunità
La questura attiva un servizio h 24 che si chiama Pris (Pronto intervento sociale), gestito dalla Papa Giovanni XXIIl. È un servizio con tre accessi: comprende anche i Servizi sociale e sanitario, quest’ultimo però non è quello prevalente. Il Comune inizia a pagare la comunità che ha accolto il minore e il Servizio Msna prende in carico il minore. Il Servizio, poi, coordina i collocamenti dei minori nelle strutture che possono essere appartamenti o comunità.
Accade anche che i giovani stranieri si dichiarino minorenni per motivi di convenienza, perché il percorso giuridico è diverso rispetto a quello di un maggiorenne. Se il ragazzo è privo di documenti verificabili, subentra una valutazione sanitaria per determinare se ha caratteristiche assimilabili alla minore età. Sarà l’Ausl a occuparsene.

Il fenomeno dei minori non accompagnati è prevalentemente maschile. È minima la percentuale di ragazze straniere cole, un tempo si registravano numeri più alti ma legati allo sfruttamento della prostituzione minorile (quasi sempre provenienti dalla Nigeria). Quindi, in questo caso, le ragazze non venivano trattate come minorenni irregolari, ma come esseri umani sfruttati nel traffico della prostituzione.
Adesso sono, per la stragrande maggioranza, ragazzi. Reggio attira prevalentemente giovani dal Nord Africa: Tunisia, Egitto, Marocco e via dicendo, mentre chi proviene dall’Africa subsahariana, Mali, Gambia, Guinea, Costa d’Avorio, è collocato nella nostra città attraverso le prefetture.
Qualunque sia la provenienza, l’etnia o la religione il percorso di regolarizzazione prevede: un permesso di soggiorno che regolarizza la posizione giuridica e l’integrazione (alfabetizzazione, formazione professionale e integrazione sul territorio). Il permesso di soggiorno del minorenne scade al compimento dei 18 anni. E solo con il permesso di soggiorno unito al passaporto consente la regolarizzazione da maggiorenne.
Funziona poi che questi ragazzi abbiano spesso degli appoggi esterni di adulti già presenti sul territorio che in molti casi li attirano in reti illegali.
I giovani stranieri soli hanno quindi due alternative: le reti illegali, spaccio e sfruttamento lavorativo da una parte, e dall’altra le famiglie di riferimento (parenti regolari sul territorio), che offrono il loro appoggio e sostegno, ma che una volta arrivati qui i ragazzi spesso si sottraggono a quell’impegno, se non a percorso di regolarizzazione compiuto, cioè al compimento dei 18 anni.
(1 continua…)
