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Caro centro storico ti hanno messo in liquidazione
La parola d’ordine dalla fine degli anni Settanta è stata decentrare qualsiasi cosa: dalla caserma dei soldati, al tribunale, dalla scuola di polizia, costruendo come contraltare i grandi centri commerciali nelle periferie, anche uno accanto all’altro. Ed è così che oggi il centro di Reggio appare per quello che è: una città museo svuotata, o la rappresentazione tridimensionale di una natura morta.
Magari, per il futuro, ci vorrebbe qualcuno che pensasse strategicamente a ri-centrare qualche attività, tanto per porre un freno alla desertificazione del commercio che avanza incontrastata. Quella che i reggiani chiamavano la ‘vasca’, la passeggiata del sabato pomeriggio da via Emilia San Pietro, fino a Santo Stefano, è un lungo cimitero disseminato di vetrine vuote e negozi sfitti.
Coalizione Civica aveva contato qualche tempo fa 424 attività commerciali vuote all’interno dell’esagono, e di queste oltre 270 con affaccio sulla via Emilia.
Certo avrà inciso anche la globalizzazione e l’e-commerce su internet, ma perché nelle città cugine, Modena e Parma, il centro gode di uno stato di salute nettamente migliore? Basta farsi un giro per averne conferma. A tutto questo va aggiunto che le attività commerciali assolvono a una funzione di presidio sociale. Dove chiudono a grappoli, avanza il degrado e con esso la piaga della criminalità, della sicurezza, con i cittadini che alla passeggiata al buio per le vie deserte preferiscono barricarsi in casa.
Giacomo Scillia, per 20 anni segretario aggiunto di Confesercenti (dall’86 al primo decennio del Duemila), ha visto il cuore di Reggio trasformarsi, e aveva dato una sua spiegazione: “C’è dagli anni Settanta una volontà politica precisa di svuotare il centro storico. Si è rinunciato alla caserma dei soldati, alla scuola di polizia, al tribunale, alla Camera di commercio, all’Inps, alle carceri, alla Standa, agli avvocati a tanti professionisti che per svolgere la loro attività hanno scelto di uscire dalle mura dell’esagono. E potrei continuare… Migliaia di persone che ogni giorno frequentavano il cuore della città e che ora non ci sono più. E i ristornati sono più vuoti, i negozi vendono meno, i cinema non ci sono più. E’ un cane che si morde la coda”.