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‘W Reggio Democratica, W l’Italia libera’, soffia il vento della Liberazione
di Glauco Bertani
Lacrime di gioia segnano i volti di chi, in quei giorni di fine aprile 1945, vede finalmente le schiene dei tedeschi e dei fascisti fuggire da Reggio.
I reggiani leggono il proclama diffuso dal Comitato provinciale di liberazione nazionale: «Popolo reggiano, i gloriosi Eserciti Alleati liberatori avanzano sulla via Emilia e già si trovano alle porte della città… I Gap e le Sap attaccano i tedeschi in fuga e li fanno prigionieri a centinaia, liberando un paese dopo l’altro. I partigiani avanzano combattendo sulla città, da Scandiano, Quattro Castella e Cavriago, già liberata… W i Volontari della Libertà! W gli Eserciti alleati Liberatori! W Reggio Democratica! W l’Italia libera e indipendente!».
Ma ancora il 22 aprile soldati tedeschi affiggono manifesti incitanti i «cittadini all’ordine e alla disciplina…». Dietro di essi, però, sappisti e cittadini strappano i fogli nemici «sotto gli occhi … degli attacchini germanici, alquanto depressi, a dire il vero, e privi affatto della solita burbanza. Noi stessi ne staccammo alcuni, e poi, alquanto incoscientemente, salutammo i due tedeschi con il nostro migliore accento germanico: in altri tempi la risposta sarebbe stata una raffica. In quella circostanza, invece, i due risposero cortesemente (!) e con un pallido sorriso…».
In quella stessa giornata di domenica 22 aprile, “II Solco Fascista” cessa le pubblicazioni.
In città
«Il lunedì 23 aprile – scrive Negri (Sergio Vecchia) sul “Giornale dell’Emilia” del 24 aprile 1946 – fu una strana giornata di ansia e di attesa. Brutti ceffi giravano ancora per le strade. Repubblichini del S. Marco, pochissimi tedeschi, che però erano più frequenti sulla circonvallazione, sorvegliata da reparti appiedati che avevano il compito di garantire il traffico sull’unica via di comunicazione rimasta ai germanici ripieganti. Gli ufficiali ed i soldati della “PlatzKommandatur” e della “Ortzkommandatur” erano ancora là. Nel pomeriggio si riuniva nei locali della “Liquigas”, in via Toschi, il Cln cittadino. … La situazione era tesa, un’ansia spasmodica prendeva tutti. Le notizie che giungevano erano spesso contraddittorie. La città era isolata dal resto della regione e, si può dire, della provincia. … Reparti di fanteria ed alcune rare unità di artiglieria tedesche, nella serata, si erano sistemati a difesa di alcuni rioni periferici a nord, est e sud-est di Reggio e in numerosi casi commettevano violenze sulle persone e sulle cose. Particolarmente rubavano biciclette. … L’alba un po’ caliginosa del 24 aprile trovava le strade di Reggio stranamente vuote. Molti, specie alla periferia, avevano passato la notte insonni. Non si sentivano rumori di apparecchi, ma solo, di tanto in tanto, boati lontani, verso oriente…
In un manifesto del Cln provinciale, redatto, composto e stampato da dirigenti del Fronte della Gioventù, azionando a mano la macchina (per l’interruzione dell’erogazione dell’energia elettrica), si annuncia che i partigiani stanno per entrare in città avanzando da Scandiano, Quattro Castella e «Cavriago già liberata».
In pianura e in montagna
I giorni che separano dalla Liberazione sono costellati di sanguinosi combattimenti in cui perdono la vita numerosi partigiani della pianura. Ricordiamo per tutti i sei sappisti e gappisti morti in combattimento il 23 aprile nella zona di San Rigo-Rivalta, schierati a difesa della zona in cui era in corso una riunione per riorganizzare il decimato Comando piazza, semiparalizzato dall’autunno precedente, e renderlo attivo in vista dell’insurrezione generale.
Tante sono le testimonianze sulla liberazione dei paesi della Bassa come per la zona pedecollinare.
Anche la montagna era in movimento, in una corsa verso la pianura. Martedì 23 Casina è liberata da reparti della Brigata sap della montagna. Il 23 aprile si svolge l’ultimo aspro combattimento a Felina. Il 24 aprile la montagna è liberata.
Giannino Degani, quando arriva in pianura, vede la città «cinta dai muri che avevano costruito i tedeschi. … Muri chiudevano l’entrata dei negozi. Muri ovunque. Si aveva l’impressione che tutta la vita degli abitanti si fosse ritirata in tane…».
I pericoli, però. sono tutt’altro che cessati alla vigilia della Liberazione.
In città i franchi tiratori fascisti
«Particolarmente interessante – scriverà Negri un anno dopo in occasione del primo anniversario della Liberazione – per far rilevare lo stato d’animo nel quale dovevano “lavorare” le organizzazioni patriottiche in città, è l’informazione di fonte abbastanza sicura, secondo cui l’ex federazione fascista repubblichina aveva organizzato e pagato 500 “franchi tiratori” per colpire alle spalle i Volontari della Libertà. In pratica poi essi furono, per fortuna, molto meno, forse non arrivarono al centinaio».
Il problema più grave del 24 aprile (e dei giorni successivi) è la presenza di franchi tiratori fascisti, annidati a Porta Castello, sulla torre del Bordello, sulla chiesa di San Giorgio (Via Farini), in Ghiara, sulla Galleria Parmeggiani, sulla chiesa di San Pietro, sui tetti dell’attuale museo Spallanzani, alla caserma Zucchi e altrove.
24 aprile: Reggio liberata
La Liberazione di Reggio non avviene con l’attuazione di un piano insurrezionale vero e proprio. Le forze partigiane della montagna si uniscono a quelle alleate lungo le statali per Scandiano (Due Maestà e Buco del Signore) e per il Cerreto (Rivalta e San Pellegrino). Dal frazione di Buco del Signore continua il martellamento dell’artiglieria.
Intanto, in città, nel pomeriggio del 24 aprile, uno dei componenti il Comitato di liberazione nazionale provinciale (Clnp) esce dalla casa di Via Toschi 16 (dove, nell’appartamento della famiglia Manini, ha la sede provvisoria il Clnp) per una puntata esplorativa verso la Prefettura.
Continua il martellamento dell’artiglieria. Da un po’ non si avevano comunicazioni dall’esterno, ed era necessario trovare una “base” nei pressi della stessa Prefettura, per il caso che vi fossero sorprese. L’avv. Romolotti offre ospitalità ai membri del Clnp nella sua casa in via Emilia Santo Stefano, scortati, per un certo tratto, dai partigiani armati, «coi quali però, per un malinteso si perde il contatto».
Dopo una breve sosta, cessato il bombardamento e mentre si odono spari per le strade e dai tetti (franchi tiratori), verso le 16.30-17, i componenti il Clnp (Marelli, Curti, Carlini, Giaroni e Ferrari) in quel momento senza scorta e disarmati, entrano in Prefettura, e dal balcone alle 17 e 05 precise, sventola la bandiera tricolore.
Contemporaneamente il primo reparto della Brigata “Italo” delle Fiamme Verdi enta in Reggio ed issa il tricolore sul balcone del Municipio.
Nella serata del 24 arrivano a Reggio tutti membri effettivi del Cln provinciale e i comandanti di quasi tutte le formazioni partigiane e si insediano in Prefettura.
Nella mattinata del 25 arriva in Prefettura il governatore alleato Colonnello J. De L. Radice e il Clnp nomina l’avv. Vittorio Pellizzi prefetto di Reggio Emilia.
Nei giorni 25 e 26 aprile esplode la gioia dei giovani reggiani per la libertà I fascisti arrestati sono stati portati alla caserma Zucchi. Gli americani arrivati a Reggio distribuiscono cioccolata e sigarette.
Sul Po
A Guastalla gli alleati arrivano alle 10:30 del 24 aprile. Sulla riva destra del Po, da Brescello a Luzzara, vi è ammassato il grosso delle truppe tedesche «frementi di andare al di là del fiume». I paesi sono liberati ma la gente, nonostante il proseguire degli scontri, manifesta nelle strade e nelle piazze.
Il 24 aprile, la liberazione ha i «colori dell’insurrezione, molto tricolore e anche molto rosso». Alcuni fascisti tra i più feroci sono presi e giustiziati, altri riescono a eclissarsi, altri ancora sono consegnati alle nuove autorità (Rolando Cavandoli).
«Sulla vicina riva del Po i tedeschi sembrano matti, non sanno come passare di là; non ci sono barche, non c’è niente, molti corrono dai contadini a prendere tutto quello che può galleggiare, le bigonce dove si pigia il vino, i mastelli del bucato. Domandano con gentilezza vestiti borghesi guardandosi continuamente intorno perché hanno paura dei partigiani. Quelli di là chiamano con quei gridi che vanno da una sponda all’altra come cornacchie, e sono sempre sinistri, cosicché l’ansia di chi è ancora di qua cresce e molti si buttano in acqua su assi fascine o vi entrano al galoppo coi cavalli e muoiono. Per due o tre giorni galleggiano in Po corpi di tedeschi e di cavalli» (Cesare Zavattini).
Il 3 maggio 1945 le Brigate partigiane sfilano per le vie di Reggio liberata.
si dirigono a Parma. La foto mostra un mezzo blindato americano fotografato in località Fola di Albinea il 24 aprile 1945.