La curiosa storia del bar di Porta Santo Stefano. Si dice che lo stesso architetto che lo costruì attorno agli anni Duemila, appena terminata l’opera, lo abbia guardato dicendo: Oddio, cos’ho fatto… Poco tempo dopo, vista la compattezza del bunker, si è interessato alla struttura un emissario di bin Laden che era a Reggio di passaggio. Tornato poi nella grotta in Afghanistan, ha mostrato le foto. Osama, appena viste, ha detto: “Col kaz”, preferendo nascondersi a Peshawar e tutti sanno com’è finita.
La cubica struttura è stata infine acquistata da un ricco cittadino cinese che l’ha pagata in contanti al Comune. Ma il facoltoso cinese non parlava l’italiano, quindi, per capirsi si sono avvalsi di un traduttore trovato per strada in zona stazione. Quando il cinese ha finalmente capito che aveva acquistato un bar, si è incazzato a bestia, perché pensava che quella fosse una grande tomba da donare alla sua numerosa famiglia. Allora hanno aggiunto una postilla nel contratto: lui fa i caffé finché campa, ma appena muore, oltre al bar, ci viene anche il sepolcro.
