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L’uomo nudo che qui non vedete (e quello che vorremmo vedere…)
Dunque domenica, nella rotonda dell’Emiro di Rubiera, un uomo ha fermato la macchina, si è denudato, ha percorso la rotatoria urlando frasi senza senso, poi ha ripreso vestiti e macchina e se ne è andato. Trovate questa notizia – che per altro a Reggio Emilia vanta un precedente poche settimane fa – su tutti i quotidiani (qualcuno addirittura lo ha sbattuto in prima pagina come notizia del giorno) e su tutti i siti di informazione online. Quasi sempre con tanto di foto e video acchiappalike e annessi commenti, come spesso capita sui social, sguaiati.
Trovate questa notizia ovunque, ma non sul nostro sito. E vogliamo spiegarvi il perché. Senza voler dar lezione ai colleghi giornalisti (se non una: i volti di queste persone vanno oscurati, sempre), ma per far capire meglio ai nostri lettori cos’è SpazioReggio e proporre, si spera, più uno spunto di riflessione che di indignazione.
Non leggete, almeno qui, questa notizia perché dovrebbe essere a tutti evidente che queste persone non stanno attentando alle nostre vite, alle nostre sicurezze, al presunto decoro del nostro quieto vivere. Ma per sfortuna loro (dei loro familiari e dei loro amici) soffrono, semplicemente, di un grave disagio mentale, molto probabilmente una psicosi. E hanno bisogno di cure, non di disprezzo e dileggio o di essere utilizzati per aumentare lettori o consenso politico.
Intanto sfatiamo un mito: anche se nella nostra provincia si sono verificati due casi in poche settimane, Reggio non sta vivendo alcuna emergenza. La casistica di questi improvvisi denudamenti è infinita, fotografie di soggetti nudi in stato psicotico vengono pubblicate quotidianamente sui giornali e sui siti di tutto il mondo.
Basta una semplice ricerca su Internet – che è un formidabile strumento, se ben utilizzato – per scoprire che episodi analoghi si sono verificati venerdì scorso su una strada statale nel Golfo di Policastro, prima ancora a Brugherio, in Brianza, a Livorno e a Caserta. In quest’ultimo caso il protagonista era scappato da un’ambulanza durante un trattamento sanitario obbligatorio.
Sempre su Internet – un contributo interessante lo trovate qui – è agevole scoprire come questi denudamenti siano quasi sempre dovuti a una psicosi che necessita di una terapia specialistica e probabilmente farmacologica. E che si stima che il 3% della popolazione venga colpita da questa patologia, a volte definita ‘esaurimento nervoso’, con età d’insorgenza e modalità d’esordio variabili da soggetto a soggetto per sintomatologia, gravità e prognosi.
La psicosi può essere indotta da tumori o cisti cerebrali, morbo di Parkinson, demenza di Alzheimer, alcuni tipi di epilessia, malaria, sifilide, HIV, ischemia cerebrale, sclerosi multipla, così come da intossicazione cronica da alcol e dall’uso di droghe, metanfetamine in particolare. Ma può insorgere anche nelle donne dopo il parto e in tutti dopo un’anestesia. E molti casi di denudamento paradosso si sono manifestati tra i soldati italiani che, durante la seconda guerra mondiale, hanno partecipato alla campagna di Russia culminata nella tragica ritirata del Corpo alpino.
I prossimi a denudarci potremmo dunque essere noi, o qualcuno dei nostri cari. E avendo – vivaddio! – chiuso i manicomi, potrebbe succederci di farlo per strada. Come è già accaduto e come, molto probabilmente, tornerà ad accadere.
Ma la vera nudità che spaventa noi di SpazioReggio è quella, come suol dirsi, del re. A partire dalla politica. Spiace che a seguito dell’episodio dell’altra mattina, un sindaco bravo e progressista come quello di Rubiera, si sia premurato di attaccarsi ai social come fa spesso per dire fondamentalmente due cose. La prima: “il soggetto che ha dato oscenamente spettacolo sulla rotonda dell’Emiro non è di Rubiera”. La seconda: mandateci video, se li avete, perché così lo denuncerò: “Non so questo dove pensasse di trovarsi, ma se crede di avere intimorito qualcuno o di poter sbertucciare la gente ha fatto un grosso errore”.
Insomma, un post da sindaco-sceriffo ‘celodurista’ che da Cavallaro mai ci saremmo aspettati. E che però gli ha fruttato, al momento, ben 156 like su Facebook, con sotto commenti del tipo: “Davvero un comportamento inaccettabile, spero che le autorità facciano il loro corso e che questo individuo sia punito come si merita” o “Dove pensava di trovarsi non lo sappiamo, dove tutti vorremmo che tornasse o finisse, si quello possiamo averne un idea!”.
Ma è davvero la punizione esemplare, il pugno di ferro – oltre alla sottolineatura etnica se non razzista della “non rubieresità” del soggetto – quello che chiediamo alla politica di fronte a una persona fragile in evidente stato di disagio? E’ la gogna mediatica la soluzione? O il circo mediatico, come quello allestito da un altro sindaco per il vile attentato (ne avevamo fatto cenno qui) compiuto alla democrazia bruciando una corona ai Caduti, per poi scoprire il giorno dopo che il deprecabile gesto era stato compiuto da un’altra persona in difficoltà, che di fronte ai carabinieri che lo hanno subito individuato ha chiesto scusa e aiuto?
Noi crediamo di no. Crediamo che “Restiamo umani” (che bello sarebbe stato consegnare il nostro Tricolore alla memoria di Vittorio Arrigoni, più che alla Albanese…) sia un meraviglioso messaggio e non un semplice slogan da appiccicare al premio Dossetti. E che di umanità, sui social, ne vediamo davvero poca e vorremmo vederne di più.
Di fronte a un episodio come quello di Rubiera, dalla politica più che di minacce di denunce (che non trattandosi di atti osceni ma ‘solo’ contrari alla pubblica decenza, comportano una semplice sanzione amministrativa, per altro di improbabile esigibilità) ci aspettiamo riflessioni e, possibilmente, soluzioni a un problema. Problema che non è essere disturbati o scioccati da un uomo nudo che cammina per strada. Ma come aiutare quella persona che, in quanto malata, si è denudata.
Da tempo infinito, ad esempio, si parla di integrare il Sistema sanitario nazionale con lo psicologo di base. Così come per la salute fisica, che è un diritto di tutti, la sanità pubblica offre a ognuno di noi il medico di base (o di medicina generale, come lo si è voluto chiamare), altrettanto dovrebbe avvenire per la salute mentale. Perché benessere fisico e psicologico sono strettamente collegati e devono ricevere lo stesso livello di attenzione e un’assistenza equa e accessibile a tutti, senza che il benessere mentale diventi un privilegio per pochi.
Qualcosa è stato fatto – come il bonus psicologo, al quale però non tutti i professionisti aderiscono – ma molto di più si può e si dovrebbe fare. Specie all’indomani di una pandemia che, soprattutto nei più giovani, ha aumentato significativamente le situazioni di disagio. In Emilia-Romagna, dove si stima che dopo il Covid le richieste di sostegno psicologico siano aumentate del 35%, da tempo esiste una proposta di legge regionale promossa dal movimento politico paneuropeo Volt, raccogliendo 6.300 firme. Ritenuta ammissibile dalla Consulta di garanzia nel dicembre 2024, sta ancora attendendo di essere discussa dall’assemblea legislativa regionale e la potete consultare qui. In buona sostanza mira a istituire nella nostra regione il servizio di Psicologia di base con “il compito di garantire ai cittadini, alle famiglie e alle comunità, benessere psicologico di qualità nella medicina di base, nei servizi e presidi sanitari e socio-sanitari territoriali di prossimità, garantendo un primo livello di servizi di cure psicologiche di qualità, accessibile, efficace, economicamente efficiente e integrato con gli altri servizi sanitari e socio-sanitari, sviluppando una rete di collaborazione con i medici di medicina generale ed i pediatri di libera scelta, nonché con gli altri professionisti sanitari e socio- sanitari presenti sul territorio, organizzando anche l’assistenza psicologica domiciliare”.
In questo modo, oltretutto, si contribuirebbe a ridurre la medicalizzazione del disagio psicologico e, intercettandolo nei suoi primi stadi, si diminuirebbe il sovraffollamento dei centri di salute mentale e dei pronto soccorsi, offrendo una presa in carico a 360 gradi della persona.
Proprio in Consiglio regionale – con grande soddisfazione del sindaco Cavallaro che l’ha avuta in Consiglio comunale e in Giunta a Rubiera – è stata eletta anche Laura Arduini, che da infermiera del Santa Maria Nuova fa oltretutto parte proprio della Commissione Politiche per la salute. Ecco, più che un post social celodurista, magari una telefonata all’Arduini perché la Regione si ricordi della proposta di legge di Volt non avrebbe fruttato like, ma sarebbe stata più utile… (s.r.)