Dopo la smazzolata del Prefetto di Reggio Emilia sui concerti di Kanye West e di Travis Scott, è arrivata in pratica la cancellazione totale del calendario della stagione 2026 della Rcf Arena. E ora, come dopo tutte le disfatte, probabilmente si aprirà una riflessione sul catino da 100mila posti all’aperto creato sulla base delle suggestioni dei concerti di Luciano Ligabue.
Perché poi, quanti sono i cantanti o i complessi che possono attirare 100mila fans a Reggio Emilia? E quanti di loro possono portare benessere o al contrario malessere alla città?
Quest’anno, per esempio, col buco lasciato dai concerti dei discussi rapper Kanye West e Travis Scott, come chioserebbe José Mourinho, l’Arena chiuderà la stagione con “zero tituli” e le tasche sgonfie con i conti in sprofondo rosso.
L’annuncio dell’appuntamento di Elisa nel 2027, in confronto alla figura mondiale fatta con l’intero calendario 2026 cancellato (chi aveva già acquistato i biglietti e prenotato il viaggio non dimenticherà facilmente), appare solo come un tiepido brodino da lasciare nel frigo per i posteri, se saranno mai invitati a cena, visto l’andazzo.
Il manager e produttore reggiano Roberto Meglioli, colui che tra le altre cose portò gli U2 al Campovolo, in un’intervista rilasciata a SpazioReggio, dice: “Non basta avere una struttura importante: servono competenze artistiche e organizzative, continuità, relazioni internazionali, una programmazione costruita negli anni e soprattutto una identità chiara. Inoltre oggi i grandi tour europei sono sempre più concentrati in poche mani e in pochi circuiti. Entrare stabilmente in quel sistema richiede esperienza, indipendenza, credibilità e una strategia molto precisa. Non basta il denaro”.
E aggiunge: “Le grandi strutture funzionano quando diventano parte di un ecosistema vivo e continuo, non quando dipendono solo da pochi appuntamenti eccezionali”.
Bene, a Reggio questi requisiti ci sono, mancano o sono solo molto poco chiari, confusi? L’appuntamento eccezionale del 2026 doveva essere Kanye West, già bandito da vari Stati europei, invece invitato a Reggio Emilia. La scelta, dunque, è caduta su un artista contestato e nel mirino di alcuni centri culturali e politici, come la stessa comunità ebraica e l’Anpi (è stato anche oggetto di un’interrogazione parlamentare di Carlo Calenda), ma ben si sapeva della propaganda nazista della quale West si era macchiato con croci uncinate e richiami a Hitler.
Il rapper, a Reggio Emilia, città tradizionalmente di sinistra, antifascista, pacifista, che ha negato una sede a Casa Pound, se tutto fosse filato liscio, avrebbe dovuto esibirsi nella totale indifferenza delle forze istituzionali e politiche di maggioranza che hanno però giocato allo scaricabarile, per non mettere in difficoltà la gestione pressoché fallimentare dell’Arena, richiamandosi all’autonomia della società che la gestisce e limitandosi a manifestare dissensi sui messaggi demenzial-nazisti del cantante.
Domande. Ma queste cose non si sapevano? Non lo sapevano gli organizzatori? Non lo sapeva il Comune?
Alla luce degli ultimi disorganizzati eventi, viene allora da chiedersi se il mega catino del Campovolo sia stato davvero un progetto ben pensato, adeguato alla cultura della città e alla sua storia.
Per di più non si sapeva che un’Arena scoperta, disponibile solo tre mesi l’anno, peraltro solo destinata a mega-concerti, è un azzardo?
Con i soldi spesi, oltre 11 milioni, più circa altri 8 investiti per l’ampliamento del vecchio Palazzo di via Guasco, e magari coi profitti ricavati dalla vendita dell’area, non si poteva allora edificare un grande palazzo dello sport da 10mila posti, utile per il basket, per la pallavolo (che non ha un luogo per disputare la massima serie) e per concerti da svolgere 12 mesi l’anno. Magari con Zucchero, Paolo Conte, Cesare Cremonini, Jovanotti, che certo non fanno propaganda al Reich e non provocano morti e feriti?
Dice a questo proposito Meglioli: “Un impianto coperto da 15-20mila posti probabilmente avrebbe una sostenibilità più semplice perché utilizzabile tutto l’anno: concerti, sport, convention, televisione, eventi aziendali. Ed effettivamente a Reggio Emilia potrebbe anche contribuire a risolvere il tema di un palasport moderno, adeguato agli standard internazionali della pallavolo e dei grandi eventi indoor”.
Un fatto è certo. L’Arena di Reggio Emilia corre il rischio di passare alla storia come la struttura più grande e deserta d’Europa. Mesto primato. Ma avanti di questo passo: campa cavallo che l’erba ricrescerà e alta al Campovolo, così anche il buco dell’Arena si coprirà.
(sr)
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