A Reggio il 7 luglio 1960, la cronaca di una giornata di scontri e di morte
I cinque reggiani uccisi il 7 luglio 1960 Lauro Farioli, 22 anni, San Bartolomeo (RE), operaio, orfano di padre lascia la moglie e un figlio. Colpito a morte davanti la chiesa di San Francesco. Il primo a cadere è Lauro Farioli, colpito davanti alla chiesa di San Francesco. Lo chiamano “Modugno” perché somiglia al cantante di Nel blu dipinto di blu (Volare). Indossa pantaloni corti, una camicetta rossa e le ciabatte: ai primi spari si muove incredulo verso i poliziotti come per fermarli. Sono a cento metri da lui: gli sparano in pieno petto. Un testimone dice: “Ha fatto un passo o due, non di più, e subito è partita la raffica di mitra, io mi trovavo proprio alle sue spalle e l’ho visto voltarsi, girarsi su se stesso con tutto il sangue che gli usciva dalla bocca. Mi è caduto addosso con tutto il sangue”. Marino Serri, 41 anni,…
Costituenti reggiani (4). Simonini: massimalista, riformista e leader Psdi
Erano 8 i reggiani che presero parte all’Assemblea Costituente (556 deputati) che si riunì per la prima volta il 25 giugno 1946 a Palazzo Montecitorio con il compito specifico di redigere una nuova Costituzione per lo Stato.Ripercorriamo qui sotto la loro vita con delle brevi schede. La quarta riguarda riguarda Alberto Simonini, socialista massimalista, poi riformista nel Psi e infine leader nel Psdi di Giuseppe Saragat. Alberto Simonini (Reggio Emilia 19 febbraio 1896 – Strasburgo 7 luglio 1960) Nasce a Reggio Emilia il 19 febbraio 1896. Trascorre l’infanzia a Piacenza, dove il padre è costretto a trasferirsi per motivi di lavoro. Qui termina le scuole elementari e trova un’occupazione come meccanico. Si sposta successivamente a Brescia, dove nel 1912 aderisce alla federazione giovanile socialista, di cui diventerà segretario l’anno successivo. Partecipa alle proteste contro la guerra di Libia, per le quali viene condannato a tre giorni di carcere.Nell’agosto del 1914, torna a…
Mura inaccessibili, il fascino sinistro dell’Ospedale Psichiatrico
L’Ospedale Psichiatrico Giudiziario (Opg) di Reggio Emilia, attivo dal 1896 al 2015, è stato uno dei principali manicomi criminali italiani, convertito da un ex convento del XVII secolo.Nel 1910 fu ampliato. Dal 1930, con il codice Rocco, assunse la sua fisionomia definitiva di manicomio criminale. Tra i tanti ospiti tristemente famosi, accolse nelle sue celle anche la saponificatrice di Correggio Leonarda Cianciulli.Nel 1991 la struttura centrale chiuse, trasferendo le attività in via Settembrini. L’Opg ha cessato l’attività nel 2015 a seguito della legge di riforma. Le cartelle cliniche dal 1927 in poi sono depositate presso l’archivio del San Lazzaro, offrendo uno spaccato sulla psichiatria forense locale. Oggi la struttura di vicolo dei Servi, che mantiene intatto il suo fascino sinistro, è abbandonata e aperta ai visitatori solo in alcune giornate in particolare, come quella recente del Fai.
Imprese giovanili under 35, Reggio cresce dove l’Italia arretra
C’è un dato che, letto in fretta, potrebbe sembrare soltanto una piccola notizia economica. Nei primi tre mesi del 2026 le imprese giovanili in provincia di Reggio Emilia sono cresciute di 57 unità rispetto all’anno precedente, arrivando a quota 3.591 attività. In percentuale significa un aumento dell’1,6%. Non una rivoluzione, certo. Ma in un Paese dove l’impresa giovanile arretra, dove molti ragazzi guardano più facilmente all’estero che al proprio territorio, dove aprire una partita Iva o una piccola attività è spesso un salto nel buio, quel segno più merita attenzione. Reggio Emilia, in questo caso, non segue la media nazionale. La supera. Mentre il dato italiano mostra una flessione, la provincia reggiana registra una tenuta positiva, superiore anche alla media regionale. È un segnale economico, ma anche sociale. Perché dietro quei numeri non ci sono solo codici fiscali, visure camerali e registri d’impresa. Ci sono giovani che hanno deciso di…
In via Bolognesi cassonetti stracolmi e immondizia in strada
Domenica in via Bolognesi, laterale di viale Trento Trieste, nella zona della stazione dei locali treni, nel quartiere della Gardenia, i cassonetti stracolmi di immondizia, con i sacchi scaricati e lasciati anche a bordo strada e un discreto tanfo. Non è certo un bel vedere.
Reggiana. Sembrava fatta, salta il trasferimento di Maggio al Ravenna
Il trasferimento di Matteo Maggio dalla Reggiana al Ravenna è saltato al momento della firma, quando ormai sembrava tutto fatto.La trattativa si è arenata quando si è arrivati a discutere dell’ingaggio del calciatore al quale era stato proposto un contratto pluriennale. I procuratori del giocatore non sono stati accontentati dal club romagnolo, così alla Reggiana non è rimasto da fare se non prendere atto dell’affare sfumato, anche perché i granata avevano chiesto una cifra modesta per la cessione del fantasista porta a Reggio due anni fa per circa 150mila euro.
7 luglio ’60, Eboli: serve riconciliazione, basta storia a senso unico
Scrive Marco Eboli in una nota in cui si firma “figlio di ex agente di polizia di Stato: “Nel sessantesimo anniversario dei tragici fatti del 7 luglio 1960, quando in seguito agli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine morirono cinque manifestanti e vi furono diversi feriti, anche tra le forze dell’ordine, si profilano le solite commemorazioni a senso unico da parte del Comune di Reggio Emilia.Penso sia nota la mia vicenda familiare, ma la ricordo brevemente. Mio padre Paolo, che il 7 luglio 1960 era in servizio in piazza durante la manifestazione, alcune settimane dopo, fu vittima di una imboscata, ed in seguito ai colpi ricevuti alla testa perse la vista, sino alla morte avvenuta nel 2015.Il clima di scontro a Reggio Emilia, aveva preceduto la data della manifestazione non autorizzata, come testimoniò in una intervista Vincenzo Bertolini, all’epoca ragazzo, in seguito segretario provinciale del Pci e proseguì anche dopo…
Le donne ai Campi Rossi: Genoeffa, Lucia e Maria, un legame elettivo
Quando il destino di Lucia Sarzi incrocia quello di Genoeffa Cocconi e di Maria Cervi, è forse la fine del 1941, l’Italia già in guerra. Genoeffa aveva allora sessantaquattro anni, e governava, con la sicurezza derivata da un radicamento secolare alla terra, l’andamento domestico della sua grande famiglia contadina – il marito, sette figli maschi ancora in casa dopo che le due figlie si erano sposate, tre nuore e sei nipoti -, affittuari ai Campi rossi, nel comune di Gattatico. Era una donna operosa, timida all’apparenza e fine, di sentimenti religiosi, curiosa del mondo. Che la sera diceva ai suoi: «state qui che leggiamo». Si trattasse della Bibbia, de I promessi sposi, de I reali di Francia o della Commedia dantesca. E raccontava fiabe. Storie semplici, testimonia suo marito Alcide, dove i cattivi venivano puniti e i buoni risultavano anche i più astuti, «perché voleva insegnare a rispettare gli altri…
Morto il vescovo emerito Caprioli, aveva 90 anni
La diocesi di Reggio Emilia-Guastalla ha annunciato la morte di monsignor Adriano Capriol. Il vescovo emerito è spirato alle 4.15 di sabato 4 luglio all’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia.Nato a Solbiate Olona (Varese) il 16 maggio 1936, monsignor Caprioli è stato centrale per la vita ecclesiale e culturale non solo reggiana, ma anche ambrosiana.Il suo ministero iniziò il 28 giugno 1959, quando fu ordinato sacerdote nel Duomo di Milano per mano dell’allora cardinale Giovanni Battista Montini, il futuro San Paolo VI, figura che rimase per lui un riferimento costante in tutta la sua azione pastorale.Dopo aver conseguito la laurea in teologia nel 1961, dedicò gran parte dei suoi primi anni di ministero all’insegnamento nei seminari di Masnago e Venegono Inferiore.Uomo di profonda cultura e agilità di pensiero, ricoprì l’incarico di direttore dell’Istituto Superiore di Studi Religiosi e della Fondazione Ambrosiana Paolo VI a Villa Cagnola di Gazzada (Varese),…









Br. Cascina Spiotta: 6 anni al reggiano Azzolini, prescritti Curcio e Moretti
Dopo un processo durato circa un’ora e mezzo, terminate le circa 4 ore di Camera di consiglio, la Corte di Assise di Alessandria, ha emesso la sentenza di primo grado per la sparatoria alla Cascina Spiotta, il 5 giugno 1975, dove morirono l’appuntato dei carabinieri Giovanni D’Alfonso e uno dei capi delle Brigate Rosse, Margherita Cagol, detta Mara, allora moglie del teorico delle Br, Renato Curcio. Lo scontro a fuoco avvenne durante il tentativo dei carabinieri di liberare l’imprenditore vinicolo Vittorio Vallarino Gancia sequestrato, sequestrato dai terroristi. Per l’omicidio del carabinieri Giovanni D’Alfonso i giudici hanno condannato a 6 anni Lauro Azzolini, oggi 79enne reggiano di Casina (prima foto a sinistra), applicando la continuazione con le precedenti condanne tra cui l’ergastolo per la strage di via Fani. Gli stessi giudici hanno ritenuto poi di non dover procedere nei confronti degli ex Br Renato Curcio e Mario Moretti dichiarando il reato…
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