Il graffio. Palestina dal fiume al mare
Un paio di centinaia di giovani si sono radunati di fronte al municipio per solidarizzare coi marinai della flotilla 2 che avviandosi verso Israele sono stati fermati dalle autorità israeliane. L’iniziativa è ad un tempo, per loro stessa ammissione, umanitaria e politica. Una ragazza al microfono l’ha addirittura definita un pretesto. Un pretesto per sensibilizzare il mondo sulle azioni, da loro definite terroristiche, di Israele. Fin qui poche obiezioni. Ma sono andati oltre. Innanzitutto hanno scandito il famigerato slogan “Palestina dal fiume fino al mare”, che significa eliminazione di Israele che tra il Giordano e le acque del mare è collocata in mezzo. D’altronde una ragazza ha dichiarato che il problema non è Netanyahu, ma ottant’anni di presenza di Israele in Palestina. E poi la misura del terrorismo. Terrorista è solo Israele e i suoi alleati. Addirittura terrorista è il governo Meloni ma anche la Farmacia municipale di piazza Prampolini,…
Molti “Fantasmi” e poche anime per la prima di Fotografia Europea
Un venticello poco gradevole ci ha sospinti nella serata dell’inaugurazione di “Fantasmi quotidiani”, 21esima edizione di Fotografia europea 2026, organizzata dal Comune di Reggio Emilia, in alcuni luoghi espositivi: dai Chiostri di San Pietro a via Roma, Circuito off, e a piazza Prampolini che, alle 21.30, ha ospitato il DJ set live di Fedde Le Grand, dove in effetti c’era più gente ma non il pienone. L’orario del nostro pellegrinaggio non era certo cool, ma i fantasmi, oltre che esposti, ci è parso di intravederli per le vie del centro storico cittadino, riflessi nelle vetrine dei negozi chiusi. In piazza del Pôpol Giôst la musica, il gruppo afro Hakuna Matata. Il DJ set live di Fedde Le Grand a sud della via Emilia, Hakuna Matata in quella nord. Una fotografia della città.
La stazione Porta d’Oriente: “Viale IV Novembre Chinatown”
Dopo lo scioglimento del Comitato IV Novembre, martedì sono stati i cittadini di Rete Residenti Quartiere Stazione a incontrare i rappresentanti del Comune di Reggio Emilia per discutere delle problematiche che affliggono la zona ormai da tempo sotto i riflettori della cronaca per situazioni di degrado e criminalità. Al termine della riunione sono stati gli stessi residenti ad affidare le loro impressioni a un comunicato poi girato alla stampa. Ribaltando lo scritto e partendo dalla fine, il Comitato ha espresso “il disappunto dei cittadini per la mortificazione inflittagli dalla decisione della giunta di presentare la porta di accesso alla città come una via di China-Town”.Precisando che le “contestate luminarie con lanterne cinesi non verranno a loro dire (si intende il Comune) più rimosse. Questo causa proteste perché si sta mettendo in atto una discriminazione nei confronti dei residenti di origine Italiana”. Nel corso della riunione sono stati affrontati e ribaditi…
Quel che resta della Mucciatella, quando la Primula Nera era bagnino
Oggi la piscina della Mucciatella è una meta iconica per gli appassionati di Urbex (esplorazione urbana) e fotografia decadente. Uno scheletro di ferro e cemento spettrale che domina la valle dai colli di Puianello, sui quali mantiene intatta una vista mozzafiato. Resta la grande vasca della piscina, ormai invasa dalla vegetazione e dai detriti, da lungo tempo rifugio di curiosi esploratori di archeologia industriale e graffitari.E pensare che negli anni Settanta il complesso era un simbolo di modernità e prestigio per la provincia di Reggio Emilia. L’hotel era infatti dotato di una piscina coperta riscaldata, una rarità assoluta per l’epoca, che attirava la “Reggio bene”, sportivi e personaggi famosi.Era sede di ricevimenti, matrimoni eleganti e ritiri sportivi. Qualcuno disse che ospitò anche la nazionale di calcio russa. Il proprietario era Guido Bellini, ma a gestire operativamente la struttura c’erano i figli, tra cui il famigerato Paolo Bellini, poi tristemente noto…
Belle Époque. Splendida villa Gallinari, ma com’è triste il suo destino
Questa bellissima e prestigiosa villa in viale Montegrappa, una tra le più eleganti nel suo genere, era stata costruita negli anni trenta del Novecento, in piena epoca fascista, in uno stile che ricorda la Belle Époque.La dimora aristocratica sorge al civico 26 del viale alberato che cinge il centro storico. Fanno parte del complesso la casa del custode, la grande villa, e un giardino che oggi appare incolto e selvatico. A costruirla era stato un imprenditore facoltoso, Alfredo Gallinari, che assieme al fratello conduceva l’azienda vitivinicola “Fratelli Gallinari”. Alla morte di Alfredo Gallinari, avvenuta nel 1952, a 64 anni, la villa è ereditata dai figli Arnoldo, Paola e Alberto che la donarono a un ente religioso, che a sua volta la vendette all’industriale delle ceramiche Zannoni e ora di proprietà dei figli.
Via Filzi, verrà abbattuta la casa dove fu arrestato Paolo Davoli
Il prossimo anno l’Annibale Franzini SpA traslocherà dalla storica sede di via Fabio Filzi a Reggio Emilia. Con essa verranno perse, perché probabilmente demolite, le vecchie case comprese fra i civici 27-33 (nel video anche villa Cucchi, dove il dirigente comunista e partigiano venne torturato).Il n. 29 di via Filzi è memoria di un episodio accaduto il 2 dicembre 1944. Paolo Davoli, Sertorio, dirigente comunista e partigiano, rientrato da alcuni anni dall’esilio parigino, dopo l’8 settembre 1943, aveva continuato a svolgere, presso la sartoria dello zio Ennio Agnosi, in via Filzi 29 – sempre proseguendo nell’attività antifascista – il proprio lavoro di sarto. «Una sera di novembre – racconta Gianfranco Romani – si presentò a casa con i baffi rasati allo scopo di darsi una fisionomia diversa; sapendo quanto significato avessero i baffi per il figlio, la madre Giulia capì quanto fosse pericoloso il momento. Nelle settimane seguenti, per cercare…
Caro centro storico ti hanno messo in liquidazione
La parola d’ordine dalla fine degli anni Settanta è stata decentrare qualsiasi cosa: dalla caserma dei soldati, al tribunale, dalla scuola di polizia, costruendo come contraltare i grandi centri commerciali nelle periferie, anche uno accanto all’altro. Ed è così che oggi il centro di Reggio appare per quello che è: una città museo svuotata, o la rappresentazione tridimensionale di una natura morta. Magari, per il futuro, ci vorrebbe qualcuno che pensasse strategicamente a ri-centrare qualche attività, tanto per porre un freno alla desertificazione del commercio che avanza incontrastata. Quella che i reggiani chiamavano la ‘vasca’, la passeggiata del sabato pomeriggio da via Emilia San Pietro, fino a Santo Stefano, è un lungo cimitero disseminato di vetrine vuote e negozi sfitti.Coalizione Civica aveva contato qualche tempo fa 424 attività commerciali vuote all’interno dell’esagono, e di queste oltre 270 con affaccio sulla via Emilia.Certo avrà inciso anche la globalizzazione e l’e-commerce su…
Rosta Nuova, via Popolo d’Israele cancellata dalla toponomastica
Alla Rosta Nuova, storico quartiere a due passi dal centro di Reggio Emilia, è stata cancellata dalla toponomastica via Popolo d’Israele. Vandalizzata la targa che indica la strada.
‘W Reggio democratica, W l’Italia libera’, soffia il vento della Liberazione
Lacrime di gioia segnano i volti di chi, in quei giorni di fine aprile 1945, vede finalmente le schiene dei tedeschi e dei fascisti fuggire da Reggio.I reggiani leggono il proclama diffuso dal Comitato provinciale di liberazione nazionale: «Popolo reggiano, i gloriosi Eserciti Alleati liberatori avanzano sulla via Emilia e già si trovano alle porte della città… I Gap e le Sap attaccano i tedeschi in fuga e li fanno prigionieri a centinaia, liberando un paese dopo l’altro. I partigiani avanzano combattendo sulla città, da Scandiano, Quattro Castella e Cavriago, già liberata… W i Volontari della Libertà! W gli Eserciti alleati Liberatori! W Reggio Democratica! W l’Italia libera e indipendente!». Ma ancora il 22 aprile soldati tedeschi affiggono manifesti incitanti i «cittadini all’ordine e alla disciplina…». Dietro di essi, però, sappisti e cittadini strappano i fogli nemici «sotto gli occhi … degli attacchini germanici, alquanto depressi, a dire il vero,…









Primo maggio: se il lavoro per molti è un dovere e non più un diritto
Il Primo Maggio non dovrebbe essere soltanto una data rossa sul calendario, né una ricorrenza da attraversare con qualche frase di circostanza. Dovrebbe essere un esame di coscienza collettivo. Perché il lavoro, quando manca, quando è povero, quando è instabile, quando non consente a una persona di progettare la propria vita, non è più solo un problema economico: diventa una ferita sociale, morale, perfino familiare. Lo vediamo ogni giorno, nelle città e nei paesi: nei bar aperti all’alba, nelle botteghe che resistono, nei magazzini, nelle case dove lavorano badanti e colf, nei cantieri, negli uffici, sulle biciclette dei rider, nelle stanze dei giovani che mandano curriculum e ricevono silenzi. L’economia vera non sta solo nei grafici o negli indici di fiducia. Sta nelle mani delle persone. Sta nella schiena di chi torna a casa stanco. Sta nello sguardo di un imprenditore che paga stipendi, affitti, bollette, contributi, tasse, fornitori, e…
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