Nelle ultime settimane a Reggio e provincia – fino ad arrivare alla tragedia di Modena – si sono verificati diversi episodi che hanno avuto protagoniste persone con disagi psichici. In Regione Emilia-Romagna è fermo, dalla fine del 2024, il progetto di legge di iniziativa popolare “Istituzione del servizio di psicologia di base” presentato da Volt Italia e sostenuto da 6.300 firme.
Nella proposta di Volt Italia si sostiene la necessità di «rendere lo psicologo accessibile a tutte e tutti, nello stesso modo in cui lo è il medico di famiglia. Non uno sportello a cui rivolgersi in caso di crisi conclamata, ma una presenza stabile nel territorio, nelle Case della Comunità, nei distretti sanitari, dentro le reti sociali dove le persone vivono davvero. Un servizio gratuito e universale».
Sul tema SpazioReggio ha intervistato la reggiana Maria Laura Arduini, 28 anni, consigliera Pd in Regione Emilia-Romagna e componente della Commissione Politiche per la salute e politiche sociali.
A che punto è l’iter della legge, non ancora discussa? È previsto l’arrivo in aula?
Il progetto di legge è iscritto ai lavori della Commissione Politiche per la salute e politiche sociali ed è già transitato nei mesi scorsi in aula per un passaggio tecnico previsto dal regolamento dell’Assemblea legislativa per le iniziative popolari, senza però entrare ancora nel merito della discussione. Il progetto di legge dovrà essere trattato dall’Assemblea Legislativa entro il prossimo settembre. Il nostro impegno, con grande rispetto per il lavoro svolto dai promotori e per le migliaia di cittadini che hanno sostenuto questa iniziativa, sarà quello di contribuire a dare una risposta concreta e adeguata ai bisogni emersi, valorizzando anche il lavoro che la Regione sta già portando avanti sul rafforzamento della psicologia territoriale e della salute mentale pubblica.

Ci sono altre iniziative legislative rivolte alla salute mentale?
La Commissione ha avviato in questi mesi diversi momenti di approfondimento più ampi sul tema della salute mentale e del benessere psicologico. In questo contesto, il 3 marzo scorso si è svolta un’audizione dedicata alla quale hanno partecipato il professor Paride Braibanti, promotore della proposta nazionale “Diritto a stare bene”, e la presidente dell’Ordine degli psicologi dell’Emilia-Romagna, Luana Valletta. È stato un momento importante di confronto sulle trasformazioni sociali e sull’aumento del disagio psicologico, soprattutto tra i più giovani.
Si tratta di un tema che considero, insieme alla mia comunità politica, di assoluta rilevanza, al di là dei recenti fatti di cronaca. Parliamo infatti di una questione che riguarda trasversalmente tutte le generazioni, ma che oggi appare particolarmente sensibile soprattutto per i giovani e gli adolescenti, e che per questo merita di essere affrontata con attenzione, serietà e consapevolezza della sua complessità.
Gli episodi di queste ultime settimane hanno rivelato quanto numerose siano le persone che vivono questo disagio. Di questi temi discutete in Commissione?
Il tema del disagio psicologico e della salute mentale è al centro del confronto ormai da tempo, non soltanto alla luce degli episodi, anche drammatici, delle ultime settimane. Da anni osserviamo segnali molto chiari di crescita del bisogno psicologico, legati a diversi fattori: l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle fragilità sociali, i profondi cambiamenti culturali e geopolitici, l’aggravarsi di alcune patologie psicotiche soprattutto tra gli adolescenti e i giovani, ma anche una maggiore attenzione al benessere psicologico e una progressiva destigmatizzazione della figura dello psicologo. A questo si è aggiunto l’impatto molto forte della pandemia da Covid-19, che ha reso ancora più evidente la necessità di investire sulla salute mentale come priorità pubblica.
Lei sta sottolineando l’impegno della Regione Emilia Romagna, ma a livello nazionale com’è la situazione?
Purtroppo, a livello nazionale continuiamo a registrare investimenti ancora insufficienti su questo tema. In Commissione abbiamo affrontato anche la questione del cosiddetto “bonus psicologo”, una misura nata per rispondere a un bisogno reale e crescente, ma che ha mostrato limiti evidenti: in Emilia-Romagna, a fronte di oltre 25 mila domande presentate, ne sono state accolte solo 665, pari ad appena il 2,6%. Sono dati che dimostrano come interventi di questo tipo, pur utili, non possano essere sufficienti da soli a garantire una risposta efficace e continuativa al crescente disagio psicologico. Serve invece un investimento strutturale e stabile sulla salute mentale pubblica.
Ad esempio?
La Regione Emilia-Romagna sta lavorando su più fronti per rafforzare la rete dei servizi psicologici territoriali, in particolare attraverso l’implementazione della funzione psicologica nelle Case della comunità. Con la Delibera di Giunta regionale 2185 sono state definite le linee di indirizzo regionali per integrare stabilmente la psicologia all’interno della medicina territoriale e dei percorsi di prossimità. L’obiettivo è rendere la consultazione psicologica primaria più accessibile e integrata con i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta, i distretti e le équipe multiprofessionali, costruendo percorsi capaci di intercettare precocemente il disagio delle persone prima che diventi emergenza.
Quali sono i numeri della rete dei servizi psicologici territoriali?
Nel 2024, in Emilia-Romagna, erano già operativi 94 professionisti psicologi all’interno delle Case della Comunità: sono state erogate oltre 41 mila prestazioni a favore di più di 10 mila pazienti e sono stati attivati 51 gruppi di supporto psicologico. Sono dati che confermano come aver investito sulla figura dello psicologo nelle Case della Comunità sia stata una scelta corretta e lungimirante. Al bilancio positivo dell’attività svolta fino a giugno 2025 si aggiunge anche la conclusione del primo ciclo di formazione rivolto ai professionisti delle Ausl, durante il quale sono stati condivisi i risultati raggiunti e i dati relativi ai pazienti presi in carico nel corso del 2024.
In questi anni la Regione ha inoltre incrementato il numero degli psicologi nel Servizio sanitario regionale, passando da 589 professionisti nel 2019 a 735 nel 2025, con un aumento del 24,8%. A questi si aggiungono ulteriori 136 specialisti ambulatoriali attivi sul territorio regionale. Accanto al rafforzamento delle Case della Comunità, esistono già esperienze territoriali importanti che dimostrano quanto la presenza della figura psicologica sia fondamentale nei percorsi di prevenzione e presa in carico.
Quali?
Penso agli “Spazi giovani”, dove operano équipe multidisciplinari composte da psicologi, ginecologi e ostetriche, rivolti a ragazzi tra i 14 e i 19 anni che vivono situazioni di disagio psichico o relazionale. Solo per problematiche psico-relazionali si registrano oltre 4600 utenti, con più di 14 mila accessi e oltre 15 mila prestazioni psicologiche erogate. Anche nei consultori familiari la figura dello psicologo è parte integrante dell’équipe multiprofessionale, con attività che riguardano la genitorialità, il percorso nascita, la sessualità e il supporto alle relazioni familiari e di coppia.
Parallelamente si stanno sviluppando ulteriori interventi rivolti ai giovani e agli adolescenti, dagli sportelli d’ascolto nelle scuole ai percorsi di accesso facilitato al supporto psicologico. In questa direzione va anche un ordine del giorno che ho presentato, collegato al Documento di economia e finanza regionale e approvato dall’Assemblea legislativa lo scorso luglio, con cui si chiede alla Giunta di rafforzare la cultura della salute mentale come diritto fondamentale della persona.
Qual è il vostro obiettivo?
Costruire un approccio più strutturale e non emergenziale, che favorisca prevenzione, accessibilità ai servizi e inclusione sociale, valorizzando anche la consultazione psicologica primaria all’interno del Servizio sanitario. Perché oggi la salute mentale deve essere considerata a tutti gli effetti una priorità di salute pubblica.
