Una gloria reggiana di cui si è di recente celebrato il secondo centenario della morte è il fisico bibbianese Giovanni Battista Venturi (1746-1822).
Venturi non è solo una figura importante in quanto tale, per il contributo che ha offerto ai progressi della fisica e della storia della scienza, i principali campi a cui si è applicato, ma anche perché, durante la sua lunga parabola biografica e scientifica, si è trovato a convivere con regimi politici estremamente diversi, in un’epoca di rapidi e profondi cambiamenti, che per qualche aspetto può essere confrontata con l’attuale.
Venturi nasce a Bibbiano l’11 settembre 1746 da Gian Domenico, notaio e perito agrimensore, e da Domenica Galliani. La famiglia era composta anche da una sorella maggiore, Domenica, e dal fratello Giammaria (1754-1819), avvocato, perito agrimensore e ingegnere idraulico.
Dopo una prima educazione in famiglia, Venturi entra all’età di undici anni nel Seminario-Collegio di Reggio Emilia, ambiente influenzato dall’Illuminismo, dove studia logica, metafisica e geometria con Bonaventura Corti e fisica e greco con Lazzaro Spallanzani. La sua istruzione, sia storico-letteraria, sia scientifica, impartitagli da così illustri maestri, risulta agevolata da particolari capacità mnemoniche e da una grande predisposizione allo studio delle lingue antiche e moderne.
Nel 1769 Venturi è ordinato sacerdote, non per sentita vocazione, ma – come spesso avveniva nel Settecento – per poter seguire più liberamente la carriera degli studi. Nello stesso anno, è infatti nominato professore di logica e metafisica e di elementi matematici parte prima presso l’Università di Reggio Emilia. Nel 1774 è chiamato a Modena a ricoprire le stesse cattedre nell’Università riformata dal duca Francesco III d’Este. Gli saranno poi affidati gli insegnamenti di fisica generale (1776) e di fisica particolare e sperimentale (1786), che comprendeva anche le attività del teatro fisico, cioè del laboratorio, dell’Università. Per arrotondare le sue entrate e alimentare un accanito collezionismo librario, dal 1777 al 1787 Venturi insegna anche matematica e filosofia naturale presso il Collegio dei nobili di Modena. Fautore del superamento dell’antica scolastica e convinto sostenitore del metodo sperimentale, nelle prefazioni alle tesi dei suoi alunni, Venturi antepone, sulla scia di Bacone e Cartesio, l’analisi alla sintesi e l’induzione al sillogismo.
Le brillanti qualità intellettuali, il carattere aperto e la conoscenza di funzionari vicini ai duchi d’Este, permettono inoltre a Venturi di ricoprire le cariche d’ingegnere e matematico ducale e di verificatore della Zecca. Fra il 1780 e il 1796, sono di sua competenza i progetti dei ponti sui fiumi Secchia e Panaro, i lavori di sistemazione idraulica nelle località di Bomporto, Finale Emilia e Fontana e la stesura di una mappa topografica completa del ducato di Modena. Come verificatore della Zecca, Venturi si occupa dal 1786 della composizione delle monete e dello studio dei rapporti tariffari con gli altri Stati. L’incarico di matematico ducale, assunto nel 1787, prevede invece il controllo circa l’andamento finanziario dello Stato e la riscossione delle imposte.
Nel giugno 1796, a due mesi dalla discesa in Italia di Napoleone Bonaparte, Venturi è inviato a Parigi in qualità di segretario di una legazione modenese, le cui trattative con il Direttorio saranno vanificate, nell’ottobre successivo, dall’occupazione francese di Modena. Il Nostro concorda quindi con il nuovo regime repubblicano una pausa di studio a Parigi, e qui si volge allo studio delle principali fonti per la storia della scienza, in primis i codici di Leonardo da Vinci, requisiti dai francesi a Milano e giunti a Parigi il 25 novembre 1796.
Appaiono così – pubblicate nella capitale transalpina nel 1797 – due fra le opere principali che affideranno ai posteri la memoria di Venturi: l’Essai sur les ouvrages physico-mathématiques de Léonard de Vinci e le Recherches expérimentales sur le principe de la communication latérale du mouvement dans les fluides.
Nell’Essai, il cui titolo può essere tradotto Saggio sugli scritti scientifici di Leonardo da Vinci, Venturi pubblica e commenta estratti dai codici di Leonardo, che saranno una rivelazione per la Repubblica delle Lettere e lo consacreranno come il primo studioso sistematico della componente scientifica e tecnica dell’opera vinciana e il primo a mettere il lettore a diretto contatto con gli scritti del grande artista toscano, del quale fino ad allora era generalmente noto solo il Trattato della pittura.
Nelle Recherches il fisico reggiano espone l’esperienza della comunicazione laterale del movimento nei fluidi (sostanze liquide e gassose) ed elabora l’equazione – oggi nota come legge di Venturi – per la quale, in una condotta formata da due sezioni troncoconiche congiunte, pressione e velocità risultano inversamente proporzionali. Sono i presupposti per il “tubo di Venturi”, strumento che sarà realizzato nel 1882 dell’ingegnere americano Clemens Herschel.
Grazie alla legge di Venturi, il Nostro è oggi citato in tutti i manuali di fisica e la sua scoperta trova applicazione nei campi più svariati, per esempio nel carburatore dell’automobile, nei nebulizzatori, nelle pompe di aerazione, nelle maschere per ossigeno, nelle vetture di Formula 1, eccetera.






Figura 1 – Giambattista Venturi, incisione di Giuseppe Rosaspina, 1818. Figura 2 – Bibbiano, casa natale di G.B. Venturi, oggi demolita. Figura 3 – G.B. Venturi, Essai sur les ouvrages physico-mathématiques de Léonard de Vinci, Parigi, 1797. Figura 4 – Piero della Francesca, De prospectiva pingendi, ms. cartaceo, sec. XV (1472-1492 ca.). Figura 5 – Ritratto del cavaliere abate Giambattista Venturi, olio su tela di Prospero Minghetti, 1818. Figura 6 – Abito da cerimonia di G.B. Venturi, sec. XIX (1801-1815 ca.). Crediti: Figure 1, 3, 4: © Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia – Figure 5-6: © Musei Civici, Reggio Emilia.
Dopo la feconda parentesi francese, che gli aveva permesso fra l’altro di entrare in relazione con i maggiori scienziati allora attivi a Parigi, Venturi rientra in Italia nell’ottobre 1797, e qui Napoleone – che aveva saputo cogliere le doti di abile oratore e prudente consigliere che in lui si univano a quelle dell’uomo di scienza – lo indirizza verso la carriera politica e diplomatica, prima come membro del Corpo legislativo della Repubblica Cisalpina (1797-1798), poi come agente diplomatico a Torino (1800-1801), e quindi in Svizzera (1801-1813).
Venturi risiede nella Confederazione Elvetica, e più precisamente a Berna, una dozzina di anni, svolgendo un rilevante ruolo diplomatico e culturale. Mentre incrementa la raccolta di rarità e novità bibliografiche, già avviata da tempo, estende la sua passione collezionistica a stampe, dipinti e minerali. Ma quello svizzero è per lui soprattutto il periodo dei maggiori rapporti con il mondo della cultura e con la brillante società cosmopolita del tempo. Coltiva infatti la conoscenza e l’amicizia di Giulia Beccaria, figlia di Cesare e madre del Manzoni, Gaetano Melzi, Vincenzo Monti, Madame de Staël e tanti altri. Non mancano i riconoscimenti scientifici, come l’ammissione nel 1803 all’Istituto nazionale italiano, poi denominato Istituto italiano di scienze, lettere ed arti, e onorificenze come la Legion d’Onore (1805) e il titolo di cavaliere dell’Ordine della Corona Ferrea (1806).
Rientrato in patria nell’agosto 1813, Venturi si dedica negli ultimi anni di vita ai suoi amati studi, pubblicando il materiale raccolto negli anni precedenti. Fra le opere date alle stampe in questo periodo, ricordiamo i Commentarj sopra la storia e le teorie dell’ottica (Bologna, 1814); le Memorie e lettere inedite finora o disperse di Galileo Galilei (Modena, 1818-1821, 2 voll.) e la Storia di Scandiano (Modena, 1822), ancora oggi apprezzata e utilizzata.
Venturi muore a Reggio Emilia il 10 settembre 1822, probabilmente per l’aggravamento di una paralisi che lo aveva colpito anni prima.
Dopo la scomparsa dello scienziato, la sua cospicua eredità intellettuale, rappresentata – oltre che dalle opere pubblicate – dall’archivio, dalla corrispondenza e dalle collezioni di libri (22.000 volumi), stampe (10.000 pezzi) e dipinti, rimangono, non senza dispersioni, presso gli eredi.
Il materiale superstite sarà disseminato in diverse sedi. A Reggio Emilia, giungono nelle raccolte dell’attuale Biblioteca Panizzi le 3.000 stampe lasciate della contessa Leocadia Palazzi Trivelli Venturi (1918) e quello che diventerà il fondo Venturi, ricco di carteggi, manoscritti e documenti di natura archivistica, acquistato nel 1921 dal Comune. Dell’ingente e importante patrimonio del fondo segnaliamo, a titolo di esempio, il prezioso manoscritto del trattato De prospectiva pingendi di Piero della Francesca (1472-1492 ca.), con disegni autografi, e le copie di prima mano dei codici leonardeschi, che in alcuni casi rappresentano la sola testimonianza esistente di carte originali oggi andate perdute.
Presso i Musei Civici reggiani, una cui sala ospita dal 1922 un’epigrafe in memoria del fisico reggiano, se ne conservano il ritratto, un olio su tela di Prospero Minghetti, l’abito da cerimonia e un tondo in scagliola di Zenone Mazali, che ne ritrae il busto di profilo.
Come abbiamo visto, Venturi ha lasciato un’impronta significativa negli studi di fisica dei fluidi e nella conoscenza dell’opera manoscritta di Leonardo.
Ma la sua importanza non si ferma qui. Nato in antico regime, cresciuto come brillante esponente della Repubblica delle Lettere, nella quale amava presentarsi come “letterato” e coltivare contemporaneamente, accanto ad interessi che oggi definiamo scientifici, anche studi storico-letterari, Venturi è al tempo stesso partecipe della politica della scienza di Napoleone, quando lo scienziato è chiamato all’impegno civile e diviene un elemento del consenso politico, ottenendo in cambio un nuovo e più solido status sociale, che sarà all’origine della professionalizzazione delle scienze cui si assisterà nel pieno Ottocento.
Bibliografia
Bernardi, Walter – Manzini, Paola – Marcuccio, Roberto (a cura di), Giambattista Venturi scienziato, ingegnere, intellettuale fra età dei lumi e classicismo, Firenze, Olschki, 2005. Saggi di Alberto Attolini, Cristiana Davolio, Roberto Gandini e altri.
Chicchi, Silvia – Marcuccio, Roberto (a cura di), Effetto Venturi. Modernità e tradizione di un intellettuale del ’700: Giovanni Battista Venturi (1746-1822), contributi di Fabio Ori, Gianmarco Carbonieri, [s.l., s.n.], 2023 (Reggio Emilia, Centro Stampa del Comune). Catalogo della mostra tenuta a Reggio Emilia nel 2022-2023.
De Toni, Giovanni Battista, Giambattista Venturi e la sua opera vinciana. Scritti inediti e l’Essai, Roma, P. Maglione e C. Strini successori E. Loescher, 1924.
Marcuccio, Roberto (a cura di), L’eredità di Giovanni Battista Venturi a duecento anni dalla morte. Atti del convegno di studi, Reggio Emilia, 24 settembre 2022, Reggio Emilia, Deputazione di Storia Patria per le antiche provincie modenesi, Sezione di Reggio Emilia, 2025. Saggi di Angelo Spaggiari, Alberto Ferraboschi, Stefano Ossicini e altri.
Marcuccio, Roberto (a cura di), Il Fondo Venturi della Biblioteca Panizzi. Catalogo, con la collaborazione di Silvia Sassi, Bologna, Pàtron, 2001.
Marcuccio, Roberto, La formazione e gli studi di Giovanni Battista Venturi, in Storia e filosofia della scienza. Tradizioni storiografiche e prospettive epistemologiche. Ciclo di seminari, 2022-2023, a cura di Silvia Caianiello, Dario Generali, Fabio Minazzi, Roma, Valore Italiano Editore, 2025, pp. 113-155.
Marcuccio, Roberto, La ricezione di Leonardo nel tardo Settecento. Il caso di Giambattista Venturi, in Leonardo da Vinci. Interpretazioni e rifrazioni tra Giambattista Venturi e Paul Valéry, a cura di Romano Nanni e Antonietta Sanna, Firenze, Olschki, 2012, pp. [1]-53.
Marcuccio, Roberto – Panizzi, Chiara (a cura di), Un fisico reggiano a Parigi. Giovanni Battista Venturi e una nuova immagine di Leonardo da Vinci, [Reggio Emilia], Biblioteca Panizzi edizioni, 2020. Catalogo della mostra tenuta a Reggio Emilia nel 2019-2020.
Ori, Fabio, Giovanni Battista Venturi nella storia della scienza. Traduzione commentata delle Recherches expérimentales, con testo francese a fronte e un saggio introduttivo, Reggio Emilia, Antiche porte editrice, 2019.
Venturi, Giovanni Battista, Giambattista Venturi. Autobiografia. Carteggi del periodo elvetico (1801-1813), a cura di William Spaggiari, Parma, Studium Parmense, 1984.
Sitografia
Giovanni Battista Venturi. Studi su Leonardo da Vinci e saggi pubblicati a Parigi (1796-1797), in Biblioteca Panizzi, Biblioteca Digitale Reggiana – Manoscritti, https://www.bibliotecapanizzi.it/come-fare-per/accedere-ai-servizi/biblioteca-digitale-reggiana/bdr-manoscritti/
Lodovico Media Library, ricerca avanzata: “Venturi Giovanni Battista”, https://lodovico.medialibrary.it/media/ricercadl.aspx?keywords=venturi+giovanni+battista
Marcuccio, Roberto, Venturi Giovanni Battista, in Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 98 (2020), https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-battista-venturi_(Dizionario-Biografico)
Risorse consultate il 16 giugno 2026.
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Roberto Marcuccio. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Bologna, è bibliotecario professionista e ricercatore in ambito storico. È stato responsabile della Sezione Manoscritti e Libri a stampa antichi della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia e direttore della Biblioteca Universitaria di Genova. Nell’anno accademico 2016-2017 ha insegnato “Storia del libro e dell’editoria” all’Università di Genova. Le sue attività di ricerca riguardano la storia e la descrizione dei manoscritti, dei libri a stampa antichi e degli archivi; la storia della cultura e della scienza nei secoli XVIII-XIX, con particolare riguardo alla figura di Giovanni Battista Venturi; la ricezione di Leonardo da Vinci fra Settecento e Novecento e figure e momenti della storia di Reggio Emilia. A questi e altri temi ha dedicato numerosi articoli, saggi e relazioni a convegni.
