«È la mia vita – ci racconta Claudia Koll – noi siamo il risultato di una storia. Le fondamenta, della mia vita di oggi risalgono a quando ero piccolina e così anche il desiderio di diventare attrice».
Claudia Koll, il cui nome all’anagrafe è Claudia Colacione, è nata a Roma nel 1965, città dove attualmente vive. L’abbiamo voluta incontrare, attratti, non incuriositi, dalla sua vita. È attrice di cinema, teatro e televisione. Nel 2000 è avvenuto in lei un cambiamento esistenziale e un ritorno alla fede in Dio che, senza nulla togliere al suo essere artista, l’ha portata a fondare un’Associazione Le Opere del Padre, dedita all’evangelizzazione e al sostegno delle persone in stato di bisogno, sia in Italia che in altre nazioni. L’occasione ci è stata offerta dalla presentazione del suo libro Qualcosa di me. Dialogo con un’amica al Parco Cervi di Reggio Emilia, nel corso di Festa Incontro, la kermesse organizzata dall’Azione Cattolica.
Nell’afosa serata del Parco Cervi, attendiamo che termini la presentazione del libro, che finisca il momento del firma-copie e, finalmente, andiamo nel chiostro della chiesa di Sant’Agostino per iniziare la nostra conversazione. Con un vestito leggero di colore e disegni tenui, i capelli raccolti, con Claudia Koll ci sediamo a un tavolone, uno di fronte all’altro, come per una prova d’esame di maturità. La prima impressione che abbiamo avuto: «È una donna tosta».
Claudia Koll potrebbe parlarci della sua famiglia?
Nel libro [Claudia Koll, Qualcosa di me. Dialogo con un’amica ndr], che è un dialogo con la mia amica Giulia, racconto qualcosa della mia famiglia che è stata fondamentale nella mia formazione. Mio papà era un medico molto attento ai bisogni dei suoi pazienti. Era un dottore che, con la sua valigetta, andava a visitarli direttamente a casa; allora si faceva così. Era una persona che cercavano tutti, perché aveva una sua umanità e un medico è importante che sia umano. Mentre mia mamma era pediatra. Mandava il latte in polvere in Africa; faceva disegnare i bambini e poi i disegni li mandava, attraverso un’associazione, negli ospedali ai piccoli ricoverati. Era una persona che faceva concretamente del bene. Mi compravano, quando ero piccolina, “Il Piccolo Missionario”, un mensile per ragazzi e ragazze, pubblicato ancora oggi, che mi aprì anche al mondo, in particolare all’Africa. Oltre ai miei genitori, una persona importante nella mia vita è stata la mia nonna materna, che era non vedente. Il desiderio di diventare attrice è nato stando insieme a lei davanti alla tv.



(Claudia Koll al Parco Cervi ex Campo Tocci, foto di Azione Cattolica)
Ci racconti
Avevo più o meno cinque anni. Io e nonna eravamo davanti alla tv. Lei non poteva vedere, sentiva solo le voci e i suoni. Io le raccontavo quello che vedevo con i miei occhi. E lei mi spiegava il senso di quello che io, in quanto bambina, non potevo capire. Faccio un esempio: «Nonna ˗ chiedevo ˗ ma cos’è la morte?». Mi ricordo il film Anonimo veneziano (diretto da Enrico Maria Salerno, con Florinda Bolkan e Tony Musante), una storia d’amore segnata dalla malattia e, del resto, io sono nata con un parto
difficile: mia mamma ha sofferto tanto alla mia nascita e la sua salute è rimasta compromessa dalle complicazioni del parto.
Vuol dire che a volte sono le esperienze dolorose quelle che ci formano di più?
Ho avuto, crescendo, una zia ˗ una sorella di mia mamma ˗ che si è ammalata ed è morta… scusi [un ricordo che la commuove, deve fermarsi un momento, ndr] lasciando quattro figli di cui il più piccolo di otto anni. Sono esperienze, dal punto di vista umano, forti. Al tempo stesso, però, mi hanno permesso di scoprire cos’è l’amore. Quando lei era a letto e ormai in fin di vita, noi cugini più piccoli eravamo a dormire a casa di una sorella di mio papà. Questa zia aveva già sei figli ed ha accolto tutti i nipoti, lasciando agli adulti la possibilità di stare al capezzale della zia malata. Questa solidarietà, questo essere famiglia, questo essere tutti uniti
nel momento della sofferenza fa parte della mia esperienza fin da bambina. Ed è vero anche che Dio, quando è tornato nella mia vita, mi ha riportato a me stessa, a farmi riflettere su chi era davvero Claudia.
Ecco il punto, in una fase della sua vita qualcosa è cambiato. La sua scelta, però, mi sembra sia da ricercarsi nella sua storia familiare. C’è stato qualcosa o qualcuno che l’ha riportata a questa sua storia familiare?
È stato Dio, una grazia di Dio.
Intendevo un episodio particolare, al Giubileo del 2000.
Sì, il mio passaggio della Porta Santa di San Pietro nel Giubileo del 2000. Quando ho cominciato a desiderare Dio, a entrare in chiesa per ascoltare la parola di Dio, la Sua Grazia ha cominciato a operare. Le faccio un esempio: mi rubarono la macchina, avevo una Mercedes due posti nuova, decisi di non comprarmene un’altra e scelsi di andare in autobus. Non l’avrei mai fatto se non ci fosse stato qualcosa che operava dentro di me e mi spingeva a entrare dentro la vita in modo diverso.
Faceva vita mondana…
Ascolti bene, non vada per luoghi comuni. Non frequentavo le feste, festini… eccetera. Non ero una che aveva una vita mondana.
Avevo già una predisposizione all’interiorità. Una sensibilità artistica profonda l’ho sempre avuta. Nel libro [già citato, ndr] si intuisce bene, perché parlo dell’amore per l’arte. Da ragazza, andai, per esempio, a Vienna col treno per vedere i dipinti di Klimt e di Schiele. Non sono mai stata un’attricetta leggera, avevo una mia formazione. Ho studiato con il metodo dell’Actors
Studio. Sapevo ˗ e so ˗ che nella vita per crescere bisogna studiare. Ho sempre studiato molto i personaggi che dovevo interpretare. Sono una persona così. È importante chiarirlo, altrimenti non è possibile conoscermi e si va un po’ per luoghi comuni.
È anche vero, però, che a volte dei cambiamenti repentini avvengono.
Ma il cambiamento è stato che Dio mi ha riportato a me stessa: «Claudia chi sei? Chi vuoi diventare?». Per esempio, io non mi sono voluta sposare per non avere figli, perché sono nata da un parto difficile ˗ come ho accennato. Non volevo correre il rischio di passare quello che aveva vissuto mia madre. Nel profondo, desideravo avere figli, ma avevo troppa paura. Dio, però, mi ha liberato da quella paura. Mi ha donato tre figli in affidamento e mi ha concesso di poter fare la mamma. Dio mi ha riportato a me stessa, alla verità.
Lei ha sottolineato il fatto, nel corso della presentazione, che sarebbe disposta ancora a lavorare nel cinema, in televisione o a teatro.
Certo. Lo sono sempre stata. Semplicemente seleziono le proposte che mi vengono fatte e che possono essere conciliabili con una vita intensa: sia di volontariato con i poveri, sia con la famiglia, sia col lavoro di insegnante, ˗ perché insegno recitazione ai giovani ˗ e di counselor.
Il suo primo libro è del 2013 Coroncina della Divina Misericordia. Meditazione della passione di Gesù mentre l’ultimo Qualcosa di me. Dialogo con un’amica, è quello che ha presentato a Festa Incontro di Azione Cattolica al Parco Cervi, un libro-dialogo scritto insieme alla sua amica Giulia in cui ha approfondito determinati temi. Le chiedo signora Koll qual è il filo conduttore dei suoi libri?
[Prima di rispondere si toglie un ragnetto che le era caduto sul vestito leggero ed elegante che indossava durante la presentazione del libro]. C’è sempre qualcuno che mi chiede di scrivere. Sentivo che la Coroncina andava pregata meditando la passione di Cristo concretamente. Un sacerdote mi chiese di fare un libretto, per l’associazione, che contenesse questo modo particolare di pregare. Così è nato il libretto della Coroncina a cui ha fatto seguito un libretto sul Rosario che è nato da un’altra esperienza: ci riunivamo nel giardino di casa di una mia amica ˗ in Sicilia ˗ con alcune persone che avevano perso i figli. Il Signore mi ha spinto a vivere la vita intensamente a tal punto da entrare in relazione con esseri umani che hanno avuto tante sofferenze.
Adesso, come counselor, mi impegno ad aiutare l’altro a risorgere, a ritrovarsi e a liberarsi dalle paure, dall’ansia, dalla rabbia etc., perché la persona è felice quando è libera dentro. La verità vi farà liberi, dice Gesù. La verità si deve accogliere, non si può vivere di bugie. E questo ci porta all’ultimo libro che ho scritto. È nato dal desiderio di superare tanti luoghi comuni che ci sono nei miei confronti e dalla volontà di permettere ai lettori di conoscermi più profondamente.a dentro. La verità vi farà liberi. E la verità si deve accogliere, non si può vivere di bugie.
