Con l’autunno del 1919 inizia ufficialmente l’attività della Reggiana. In ottobre il Re Vittorio Emanuele III firma i Decreti con i quali vengono ratificati i trattati che l’Italia aveva concluso in giugno a Versailles con la Germania e a settembre a Saint Germain con l’Austria. Nel frattempo si fa sempre più incandescente la “questione di Fiume”, e prende il via la campagna elettorale per le elezioni politiche in programma per la metà di novembre, le prime dopo la riforma in senso proporzionale della legge elettorale, e la Reggiana inizia a fare sul serio.
Il primo campionato di calcio della Reggiana
Nell’edizione del 2 novembre del 1919 della “Gazzetta dello Sport” leggiamo l’anticipazione succulenta a proposito della partecipazione della Reggiana al campionato di Promozione, quindi ad una competizione ufficiale organizzata dalla Fgci. La prima gara i granata la giocano al Mirabello alle ore 14.30 contro l’Audace di Bologna. Davanti ad un pubblico numeroso, le due squadre danno vita ad un incontro vivace, rabbioso ed intenso, senza esclusione di colpi. Stando alle cronache dell’epoca “magnifica la difesa” del portiere Tarabusi e “l’attacco dell’ala sinistra composta dal Gobbi, Valenzano, Crotti. (…) Si è poi piazzato in modo superbo il Cagnoli che ha fatto dei colpi davvero superbi”. Tuttavia non è bastato alla Reggiana per vincere la partita che invece è rimasta sino alla fine inchiodata sullo 0-0 di partenza.
Tutti vogliono viaggiare in prima
Le turbolenze e i malumori che caratterizzano il primo dopoguerra a livello sociale e politico sono presenti anche nel mondo calcistico. Tutti i club vogliono giocare nel massimo campionato, allettati da incassi e visibilità, e così si allargano – spesso a dismisura – i ranghi del campionato: dalle 66 squadre del torneo 1919/20 alle 88 dell’anno successivo. Le assemblee della Fgci ogni anno riscrivono regole e composizione dei campionati e così la Reggiana si trova catapultata in Prima divisione già al termine del suo primo anno. E per festeggiare l’evento, i granata ingaggiano come allenatore l’austriaco Karl Sturmer alla sua prima esperienza italiana.
L’entusiasmo è tanto, ma i risultati latitano e la Reggiana chiude al penultimo posto il girone A Emilia del 1920/21. La grande crisi federale di quell’anno, che porta alla scissione e alla creazione di una confederazione parallela composta dai club più ricchi e blasonati (Cci), permette alla Reggiana – che resta fedele alla Fgci – di giocare ancora in Prima categoria, ma sul campo va peggio dell’anno prima e chiude mesta all’ultimo posto nel girone B dell’Emilia, nonostante il neo arrivato Felice Romano. Per evitare la retrocessione in Promozione i granata giocano lo spareggio contro l’Unione sportiva mantovana. In casa la Reggiana vince 3 a 2, ma la settimana successiva, a Mantova va incontro ad un clamoroso rovescio uscendo sconfitta per 9 a 2. Il 5 febbraio, a Ferrara sul campo della Spal, le due squadre si affrontano nello spareggio decisivo, dove, dopo ben 146 minuti di gioco la Reggiana riesce ad avere la meglio per 2 a 1. Sarebbe salvezza “sul campo”, ma la riunificazione di Fgci e Cci porta ad un ennesimo stravolgimento dei campionati che costringe la Reggiana a ripartire dalla Seconda divisione: tanta fatica per nulla, verrebbe da dire.

La prima promozione sul campo
In casa granata il nuovo presidente, il conte Vittorino Palazzi e il segretario ingegner Pietranera non lesinano impegno nel costruire attorno alla “stella” Felice Romano una squadra competitiva per puntare al salto di categoria. Se nel 1922/23 la squadra era stata affidata a Romano quale giocatore-allenatore, nel 1923/24 torna Sturmer sulla panchina. La Reggiana conquista la sua prima storica promozione in Divisione nazionale, l’attuale serie A. Lo fa al termine di una stagione lunghissima, iniziata ad ottobre e terminata a fine luglio con lo spareggio promozione di Padova, vinto contro i bianconeri di Fiume dell’Olympia.
Fiume fa venire in mente D’Annunzio, eccome. Giusto dal gennaio di quell’anno la città è a tutti gli effetti territorio italiano con la firma del Trattato di Roma, trattato che ha posto fine all’esperienza dello Stato libero di Fiume, nato dopo “l’impresa” di D’Annunzio del 1919. Promossa in Seconda divisione nel 1923, l’Olympia nella stagione 1923/24 vince il suo girone e si qualifica alla fase finale. La Reggiana, dopo aver vinto il proprio girone, in quello finale arriva seconda a pari merito giusto con i fiumani grazie alla decisiva vittoria per 1 a 0 conquistata al Mirabello il 13 luglio sempre contro l’Olympia con rete del capitano Vacondio. Così si rende necessario giocare lo spareggio per assegnare il secondo “pass” valido per la massima serie. Spareggio che viene fissato a Padova per il 27 luglio 1924. La Reggiana nel secondo tempo si scatena e al 19° minuto, dopo una bella azione orchestrata da Rasia, Michelin e Sereno, Romano ribatte in goal: 1 a 0 per i granata. L’Olympia accusa il colpo e non riesce a reagire. Alla mezzora con un bel tiro da lontano Rasia sigla il definitivo 2-0 per la Reggiana, un 2 a 0 che ha un sapore dolcissimo, il sapore della promozione, della prima “vera” e straordinaria promozione in massima serie.
La riforma fascista
La Prima divisione è suddivisa in due gironi da 12 squadre ciascuno, i nomi delle avversarie fanno tremare i polsi: Genoa, Modena, Casale, Torino e Internazionale sono le vere “stelle” del girone nel quale è inserita la Reggiana. Il primo campionato dei granata “tra i grandi” è lusinghiero, rinforzati nell’organico dal bomber Powolny – che giocherà successivamente anche nell’Inter – e da Huber. Salvezza raggiunta senza particolari problemi fanno ben sperare anche per il campionato successivo, ma purtroppo le cose vanno diversamente e la Reggiana al termine della stagione 1925/26 retrocede. Ci sarebbe, però, un possibile salvagente. Il 2 agosto del 1926 il regime fascista rivoluziona il calcio, se ne impossessa – come, peraltro, aveva già fatto con tutto il resto – e riforma tutto, anche i campionati. Venti squadre suddivise in due gironi vanno a formare il massimo campionato che assume la denominazione di Divisione nazionale. La Reggiana gioca lo spareggio di ammissione, ma a Bologna il 29 agosto perde contro il Mantova e deve “accontentarsi” di giocare in Prima Divisione. La delusione dura poco, poiché al termine della stagione i granata conquistano subito la promozione in Divisione nazionale. Insomma, si ritorna subito tra “i grandi”. L’entusiasmo è tanto, ma le difficoltà economiche non sono da meno. I granata arrivano ultimi, ma evitano la retrocessione ancora grazie a decisioni “extra campo”: siamo alla vigilia dell’introduzione del girone unico, la Federazione statuisce che il torneo di Divisione nazionale del 1928/29 funga da torneo di selezione e pertanto al termine della stagione 1927/28 le ultime vengono tutte ripescate. Il massimo campionato del 1928/29 è dunque l’ultimo suddiviso in gironi, ma sarà anche l’ultimo giocato dalla Reggiana: per rivedere i granata in massima serie – la Serie A – occorrerà attendere oltre 60 anni.

Gli oscuri anni Trenta
Nonostante la tentata programmazione attuata dalla società, la Reggiana vive momenti difficili, con una crisi economica che manifestatasi già al tramonto degli anni’20 caratterizza il decennio successivo. Il torneo di Serie B del 1929/30 è un fallimento e la Reggiana precipita in Prima divisione, cioè la terza serie nazionale. Austerity, difficoltà economiche portano la società a costruire le squadre solo con giocatori reggiani. Per tutti gli anni’30 la Reggiana giocherà in Prima Divisione, che a partite dal 1935/36 assumerà la denominazione di Serie C. I campionati della Reggiana di quegli anni sono di vertice, ma per un motivo o per l’altro, la promozione in serie B sfugge sempre. I tifosi granata per gioire nuovamente dovranno attendere il torneo di Serie C del 1939/40, quello che prende il via poche settimane dopo l’invasione nazista in Polonia, invasione che cambierà i destini di milioni di persone.
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Alessandro Bassi nasce a Reggio Emilia nel 1973.
Saggista, fa parte della Società Italiana di Storia dello Sport.
Nel 2014 ha aperto il blog di divulgazione storica “Storie di football perduto”:
www.storiedifootballperduto.blogspot.com
