Oggi, 18 giugno 2026, 527mila studenti italiani si siedono al banco per la prima prova scritta della maturità. In provincia di Reggio Emilia sono 4.157 i candidati, distribuiti su 105 commissioni. È un numero sostanzialmente stabile rispetto agli anni scorsi. Il calo demografico che ha già ridisegnato nidi, materne e scuole primarie non ha ancora raggiunto con piena forza le aule del quinto anno. Per lo meno, non ancora.
Dal 2027, gli effetti del declino demografico
La coorte che si siederà agli esami di maturità fra un anno è quella che oggi frequenta la quarta superiore. Sono i ragazzi nati nel 2008, anno in cui la natalità in Italia aveva imboccato un declino che non si è più arrestato. Le proiezioni demografiche nazionali, elaborate dall’ISTAT, indicano che la popolazione nella fascia 19-24 anni scenderà nei prossimi due decenni di quasi 760mila unità rispetto ai livelli attuali. Gli effetti sul numero di maturandi si faranno sentire in modo progressivo ma costante a partire proprio dal 2027.
A Reggio Emilia il segnale è già leggibile nell’Annuario della Scuola Reggiana 2025/26: quest’anno le superiori hanno perso 228 iscritti rispetto all’anno scorso, con un calo del 1% che interrompe un’inaspettata inversione di tendenza dell’anno precedente. Nel biennio, il primo e secondo anno, durante il quale si legge già il futuro dei diplomati, la contrazione è più marcata. I maturandi del 2027 saranno meno. Quelli del 2028 ancora meno.
C’è però un cambio di tendenza nelle scelte che merita attenzione: quest’anno a Reggio Emilia gli iscritti agli istituti tecnici sono calati al 33,7% (erano 36,2% l’anno scorso), mentre i professionali sono saliti al 29,7%. I licei tengono al 36,7%. Chi si diplomerà nel 2030 avrà, in proporzione, più un diploma professionale e meno un diploma tecnico rispetto ai maturandi di oggi.
Cosa aspetta chi finisce la scuola oggi
Il mercato del lavoro italiano nel 2026 offre molto, ma con un paradosso che si ripete da anni. Secondo i dati del Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere, a gennaio 2026 le imprese prevedevano oltre 527mila nuove assunzioni nel solo primo mese dell’anno, con quasi 1,4 milioni di contratti programmati nel primo trimestre. Eppure quasi una posizione su due (il 42%) risulta difficile da coprire per mancanza di candidati adeguati.
Non manca il lavoro. Mancano le competenze che il lavoro richiede.
Le figure più difficili da trovare nel 2026 sono quelle tecniche e sanitarie: tecnici sanitari (68,1% di difficoltà di reperimento), tecnici della gestione dei processi produttivi (67,2%), analisti e specialisti nella progettazione di applicazioni informatiche (65,4%) e ingegneri (55,4%). Tra gli operai specializzati, fabbri e meccanici si confermano tra i profili più cercati e meno disponibili sul mercato, con difficoltà di reperimento che supera il 65%.
Per i diplomati reggiani che escono oggi dagli istituti tecnici e che negli anni scorsi hanno scelto meccanica, meccatronica ed elettronica, le opportunità nel territorio provinciale sono strutturalmente solide, all’interno di un sistema manifatturiero che ha fame di figure tecniche qualificate. Per chi esce dai licei, la strada universitaria resta quella più battuta: le lauree con le migliori prospettive occupazionali nel biennio 2025-2027, secondo AlmaLaurea ed Excelsior, si confermano quelle medico-sanitarie, le STEM (ingegneria, informatica, matematica) e l’area economico-statistica.
Anche a Reggio, dopo la maturità si resta in casa con mamma e papà
C’è però un tema che riguarda anche chi si diploma e desidera costruire il proprio futuro a Reggio Emilia: l’indipendenza abitativa. Il prezzo medio di un appartamento in affitto in città si avvicina ai 620 euro al mese per un bilocale, e quello di acquisto supera i 2.000 euro al metro quadrato. Su uno stipendio di primo impiego, spesso compreso tra i 1.100 e i 1.300 euro netti, pagare un affitto significa destinare tra il 47,7% e il 56,3% del proprio reddito alle esigenze abitative. Ben sopra la soglia di sostenibilità del 30-35%. E l’impatto reale sui redditi più bassi è ancora più allarmante.
Il conto è presto fatto: un lavoro tecnico qualificato può far ambire a 1.400-1.600 euro netti dopo qualche anno di esperienza. Una laurea in ingegneria o informatica, passati 3-5 anni di studio e un primo impiego, può condurre a circa 2.000 euro netti di stipendio, che rendono l’affitto sostenibile, ma l’acquisto una chimera. Il percorso richiede tempo, e nel frattempo il mercato immobiliare non aspetta.
In una provincia che viaggia a ritmi da pieno impiego con una disoccupazione generale ferma al 3,5%, la vera sfida per i 4.157 maturandi reggiani non sarà trovare un posto di lavoro, ma riuscire a “diventare grandi” e indipendenti.
