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Festeggiamenti del 25 aprile con discutibile dress code. Lo scrittore Antonio Scurati, invitato alle celebrazioni di Reggio Emilia, si presenta sul palco in camicia nera. Poi si guarda e dice al microfono: “Mi scuso, pensavo la camicia fosse blu notte”. E qualcuno tra il pubblico ha ridacchiato.

La parola d’ordine dalla fine degli anni Settanta è stata decentrare qualsiasi cosa: dalla caserma dei soldati, al tribunale, dalla scuola di polizia, costruendo come contraltare i grandi centri commerciali nelle periferie, anche uno accanto all’altro. Ed è così che oggi il centro di Reggio appare per quello che è: una città museo svuotata, o la rappresentazione tridimensionale di una natura morta. Magari, per il futuro, ci vorrebbe qualcuno che pensasse strategicamente a ri-centrare qualche attività, tanto per porre un freno alla desertificazione del commercio che avanza incontrastata. Quella che i reggiani chiamavano la ‘vasca’, la passeggiata del sabato pomeriggio da via Emilia San Pietro, fino a Santo Stefano, è un lungo cimitero disseminato di vetrine vuote e negozi sfitti.Coalizione Civica aveva contato qualche tempo fa 424 attività commerciali vuote all’interno dell’esagono, e di queste oltre 270 con affaccio sulla via Emilia.Certo avrà inciso anche la globalizzazione e l’e-commerce su…

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