Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici.
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
Oltre 600 anni fa il Boiardo: dall’Orlando innamorato alla politica
di Fabrizio Montanari
Il 19 dicembre del 1494 moriva a Reggio Emilia Matteo Maria Boiardo (nato a Scandiano tra maggio e giugno del 1441), uno dei massimi poeti e letterati italiani del XV secolo.
Appartenente alla famiglia dei conti di Scandiano, legati al ducato di Ferrara, il giovane mostrò fin da piccolo spiccate capacità di apprendimento e interesse per la letteratura e la poesia.
Nato nel 1441, si trasferì con la famiglia a Ferrara in via del Turco, dove fu accolto ed educato alla corte di Ercole I. Il ricco ambiente culturale estense, dominato dalla lezione umanistica di Guarino, lo avvicinò alla cultura classica, tanto da portarlo a tradurre opere latine e greche, oltre a comporre testi poetici in latino e in volgare. Rimasto orfano del padre a dieci anni, tornò con la madre a Scandiano presso il nonno Feltrino Boiardo. Dal 1460, causa la morte del nonno, dovette dedicarsi all’amministrazione del feudo di Scandiano.
Oltre le terzine d’ispirazione virgiliana della Pastorale, sono da ricordare la raccolta di liriche Amorum libri tres, ispirata dall’amore per la nobildonna reggiana Antonia Caprara e il poema cavalleresco Orlando innamorato. Il poema, che ebbe grande successo, rimase purtroppo incompiuto al canto IX del libro III a causa della sopraggiunta morte del poeta. Il poeta volle fondere motivi guerreschi del ciclo carolingio e motivi avventurosi e fantastici del ciclo bretone.
Il tema centrale del poema è l’amore di Orlando per la bellissima Angelica principessa del Catai, amata anche dal saraceno Agricane e dal paladino Rinaldo, e che Carlomagno promette in sposa a chi meglio combatterà contro gli infedeli. Con la sua opera Boiardo ha inteso proporre nuovi valori, un mondo costruito sull’armonia e sul gusto elegante dell’eroismo cavalleresco.
Scrisse il poeta:
“Signori e cavalieri che ve adunati
Per odir cose dilettose e nove,
state attenti e quieti, et ascoltati
la bella istoria che il mio canto muove
e vedereti i gesti smisurati,
l’altra fatica e le miserabili prove…”.
Il racconto sarà ripreso e completato da Ludovico Ariosto nel suo Orlando furioso.
Dopo aver assunto il governo di Scandiano ed essersi sposato nel 1472 con la nobildonna Taddea Gonzaga dei conti di Novellara, dalla quale ebbe otto figli, ottenne il governatorato di Modena (1480-83) e infine quello di Reggio, che mantenne fino 1494, anno della sua morte.
Matteo Maria Boiardo non fu dunque solo un grande poeta ma anche uno stimato politico, governando con magnanimità e giustizia.
Per evitare la guerra con i signori Pio di Carpi per una controversia sorta sull’utilizzo delle acque del canale Secchia, decise saggiamente di scindere il feudo in due parti: una comprendente Arceto, più vicina a Carpi, fu data al cugino Giovanni, Boiardo si tenne il resto del feudo.
Morì nel dicembre 1494 e come da sue volontà fu tumulato nella chiesa della Natività della Beata Vergine Maria a Scandiano, dove stavano già i genitori e il nonno Feltrino.
La Rocca di Scandiano che prende il nome dal suo illustre proprietario, dopo un accurato restauro durato anni, è oggi perfettamente visitabile e ci consegna l’idea degli antichi splendori.
Nel 2003 un gruppo di studiosi, guidato da Silvano Vinceti, con la collaborazione del RIS di Parma, compì ricerche sotto il pavimento dell’altare della chiesa dove fu sepolto il poeta. Il mistero della sua tomba durava da anni non essendoci lapidi o altre indicazioni utili al ritrovamento dei suoi resti. Stando alle affermazioni del comandante del RIS Luciano Garofano, fra le ossa trovate e sottoposte al test del DNA, alcune “sono i resti di Matteo Maria Boiardo”.
Il centro studi Matteo Maria Boiardo di Scandiano nel 2009 si è fatto promotore, con l’alto patronato del Presidente della Repubblica, di una raffinata edizione completa delle sue opere.
Fabrizio Montanari, nato a Reggio Emilia, è giornalista pubblicista e scrittore. Collabora con diversi giornali e riviste storiche. E’ autore di numerosi libri sulla storia del movimento socialista e libertario italiano.
Prima foto. Dell’amore, dell’avventura L’Orlando innamorato di Emanuele Luzzati