Era il 1989. In bianco e nero, uno spot tv mostrava una catena di contagi silenziosi: attorno a ogni persona infettata compariva un alone viola. In sottofondo, sulle note ansiogene di “O Superman” della cantante Laurie Anderson, la voce dello spot recitava: «AIDS: se lo conosci lo eviti, se lo conosci non ti uccide». Il messaggio della Fondazione Pubblicità Progresso era duro, e anche un po’ sbagliato: anziché fare chiarezza sulle modalità di trasmissione del virus, ha creato uno stigma che veniva visualmente esteso alle stesse persone contagiate. Quasi quarant’anni dopo, le campagne per la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili sono diventate più silenziose. Peccato che l’HIV non sia scomparso, se non dalla percezione collettiva.
I numeri di Reggio Emilia: un calo, ma con un’ombra
Nel 2024, nella provincia di Reggio Emilia, il numero delle nuove diagnosi di infezione si è confermato in lieve riduzione, con un’incidenza di 3,6 ogni 100.000 abitanti; nel 2023 si era registrata un’incidenza di 5,9 sullo stesso campione di popolazione. Un miglioramento significativo, a prima vista. Ma i dati più recenti invitano a non abbassare la guardia.
Sono poco meno di 30 i nuovi casi registrati nel 2025, due le persone decedute pochi giorni dopo la diagnosi di AIDS, pari all’8,6% delle nuove diagnosi. La prevalenza registrata è di soggetti di sesso maschile, di nazionalità italiana, nella fascia di età 30-39 anni. La modalità di trasmissione principale è quella sessuale. Inoltre, nella metà dei casi la scoperta dell’infezione è tardiva, il che comporta una più grave compromissione del sistema immunitario.
Quest’ultimo dato è il più preoccupante: arrivare tardi alla diagnosi non è solo un fatto clinico, è la spia di un problema culturale. Chi non sospetta di essere a rischio non si testa. Chi pensa che l’HIV appartenga al passato non si protegge.
Il quadro regionale e nazionale
In Emilia-Romagna nel 2024 sono state registrate 197 nuove diagnosi di infezione da HIV tra i residenti, con un’incidenza di 4,4 casi ogni 100.000 abitanti. Resta elevata anche in questo caso, al 53%, la percentuale di chi giunge alla diagnosi in maniera tardiva.
Nei primi dieci mesi del 2025 in Emilia-Romagna sono state fornite ai pazienti 10.535 confezioni di PrEP: si tratta della Profilassi Pre-Esposizione, terapia farmacologica erogata gratuitamente dal Servizio sanitario nazionale dal 2023 su prescrizione degli infettivologi. Uno strumento importante, ma che da solo non basta.
A livello nazionale, secondo il più recente rapporto ufficiale del Centro operativo AIDS dell’Istituto superiore di sanità, le nuove diagnosi di HIV sono stabili: si è arrestato il trend in calo registrato fino al 2020, con una stabilizzazione dei casi tra il 2021 e il 2024 (2.379 nel 2024, in lieve flessione rispetto alle 2.507 del 2023). La quota di diagnosi tardive (ovvero quando il sistema immunitario è già gravemente compromesso, con livelli di linfociti CD4 inferiori a 350 cellule/μL) ha raggiunto il 59,9% nel 2024. Secondo gli esperti riunitisi alla conferenza nazionale ICAR 2026, si stima inoltre che tra 8.000 e 10.000 persone in Italia non siano consapevoli di aver contratto l’infezione, e siano quindi a rischio di trasmetterla inconsapevolmente.
ICAR 2026: suona il campanello d’allarme
Si è conclusa da pochi giorni a Catania la diciottesima edizione di ICAR, l’Italian Conference on AIDS and Antiviral Research, il principale congresso scientifico italiano dedicato a HIV, epatiti e infezioni sessualmente trasmesse. L’edizione 2026 si è svolta a quarant’anni dal primo trattamento con antiretrovirale in un paziente statunitense: erano gli “anni di piombo” dell’AIDS, con una diagnosi che non lasciava scampo e una sopravvivenza di poche settimane.
Da allora la medicina ha compiuto passi straordinari. Ma proprio questo successo rischia di diventare un problema. Lo ha detto senza mezzi termini Cristina Mussini, presidente della Società italiana di malattie infettive e tropicali (SIMIT): «I dati dell’Istituto superiore di sanità sulle nuove infezioni diagnosticate in Italia negli ultimi anni sono purtroppo stabili, nonostante l’incremento della PrEP. Questo dimostra che si è abbassata la percezione del rischio da parte della popolazione: se ne parla poco e la malattia non fa più paura».
Gli esperti di ICAR hanno lanciato l’allarme: tra adolescenti e giovani manca un’adeguata educazione sessuo-affettiva, l’accesso alla prevenzione è ancora limitato e lo stigma continua a ostacolare i test.
Carlo Federico Perno, copresidente del Congresso, ha ricordato la trasformazione storica: «Si è passati da una malattia con mortalità pressoché del 100% a una condizione oggi trattabile in modo efficace, paragonabile al diabete o all’ipercolesterolemia». Ma ha tenuto a precisare: «L’infezione da HIV è controllabile per lunghi anni, forse per tutta la vita, ma resta cronica. Non esiste ancora un vaccino efficace a causa delle caratteristiche peculiari del virus, che muta continuamente».
Dall’alone viola al silenzio
Il problema non è che si parli male dell’HIV. E’ che non se ne parla più affatto. L’ultima campagna pubblicitaria pervasiva di cui si ha memoria diffusa in Italia risale agli anni 90. C’è un’intera generazione cresciuta senza più alcuna preoccupazione per i comportamenti a rischio, complice il silenzio totale dei grandi media. Il paradosso è evidente: le terapie funzionano, la PrEP esiste, sebbene molti non sappiano neppure cosa sia, e i test sono gratuiti. Eppure le nuove diagnosi non calano, e quasi sei su dieci arrivano quando il virus ha già compromesso seriamente il sistema immunitario. La prevenzione non fallisce per mancanza di strumenti, quanto per mancanza di attenzione.
Dove fare il test a Reggio Emilia
Per chi abita in provincia, il riferimento è lo Spazio Sessualità e Salute dell’Arcispedale Santa Maria Nuova, al piano terra del Padiglione Malattie Infettive in viale Risorgimento. Il servizio offre test anonimi e gratuiti per HIV, sifilide ed epatiti con colloquio di counselling: è attivo presso l’Ambulatorio HIV, con prenotazione ai numeri 0522 296454 e 0522 296823.
