SpazioReggio

Un viaggio nel video di Glauco Bertani nelle “segrete stanze” di Villa d’Este, pregevole costruzione che venne concepita a partire dal 1734 nell’ambito di una risistemazione idraulica che doveva alimentare le grandi fontane poste del parco in cui sorge la Reggia di Rivalta. Lo studio del progetto era incentrato sul capiente invaso d’acqua dal quale partivano condutture sotterranee. L’idea originaria fu dell’architetto reggiano Giovanni Maria Ferraroni, ma il progetto venne poi eseguito e realizzato tra il 1730 e il 1757 da Giovan Battista Bolognini e dal fratello Francesco.Al centro del bacino, completamente isolato e raggiungibile solo in barca, è situato l’isolotto tuttora esistente chiamato isola d’Alcina su cui sorge il villino ‘Fuggi l’Ozio’, un complesso settecentesco nato come casino di caccia e pesca del Duca Francesco III d’Este. Si legge nella presentazione della storia della villa: “Un luogo pregevole, in cui il paesaggio si racconta attraverso il segno delle acque,…

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Lo sforzo di Prampolini di approntare, dopo l’avventura de “Lo Scamiciato” gli strumenti dell’azione politica caratterizzata da principi e valori evoluzionisti e legalitari, gli attirò l’ostilità di una parte consistente di anarchici individualisti, che lo consideravano un acerrimo nemico dell’azione diretta. Nel dicembre del 1888 la sede de La Giustizia e le case di diversi socialisti, compresa quella di Prampolini, furono perquisite dalla polizia alla ricerca di un opuscolo anarchico intitolato Memento dai toni particolarmente violenti, che il giornale socialista condannò come “una cosa stupida, grottescamente sanguinaria e feroce”, provocando l’ira di parte anarchica.Già alla fine di dicembre inoltre La Giustizia si era unita a due giornali anarchici, Il sol dell’avvenire di Mirandola, diretto dal socialista-anarchico Celso Ceretti (fratello dell’anarchico intransigente Arturo Ceretti, già collaboratore de Lo Scamiciato) e al foglio La rivendicazione di Forlì, diretto dall’anarchico moderato Germanico Piselli, nella condanna di un manifesto anonimo stampato a Parigi di…

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Quello che sta accadendo attorno alla RCF Arena non è soltanto una vicenda di concerti, festival annunciati, nomi cambiati, organizzatori che entrano ed escono, polemiche sui social e pubblico lasciato nell’incertezza. È qualcosa di più profondo. È il sintomo di un errore originario: avere immaginato una grande infrastruttura per eventi come se bastasse costruirla, inaugurarla, darle un nome importante e aspettare che il mercato facesse il resto. Ma il mercato, quando si parla di eventi da decine di migliaia di persone, non è una magia. È competenza, rete, affidabilità, reputazione, programmazione, capacità tecnica, rapporti internazionali, sicurezza, contratti, logistica, comunicazione. È una macchina complessa. E una macchina complessa, se viene affidata a pochi soggetti, o se sembra ruotare sempre attorno agli stessi nomi, rischia prima o poi di incepparsi. L’Arena non è un capannone da riempire quando capita. Non è un prato con un palco. Non è una scommessa privata travestita…

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Il romanzo storico Virgilia (PaperHill ed.), dell’avvocato Massimo Carugno colma un vuoto storico e sana una ingiustizia morale, che da troppo tempo avevano relegato la figura di Virgilia D’Andrea al cerchio dei compagni di fede politica e di qualche amatore di storie apparentemente minori.In realtà la figura di questa donna si è eretta, nei primi trent’anni del Novecento, come un faro di libertà e di umanità in una Europa ormai avviata verso la notte delle dittature.L’anarchica “umanitaria” D’Andrea ha provato sulla sua pelle la sofferenza dell’orfanotrofio dopo la morte prematura e in parte misteriosa del padre e l’amore disinteressato e assoluto per il suo compagno e guida Armando Borghi, uno dei più stimati e prestigiosi protagonisti del movimento libertario italiano. L’autore segue la protagonista del romanzo in tutti i suoi numerosissimi spostamenti in Europa e negli USA, raccontandone lo spirito di sacrificio, il desiderio di liberare l’umanità dallo stato d’asservimento…

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L’amore appena nato è già finito. Così come l’Hellwatt Festival, la cinque giorni spalmata in tre weekend di luglio e scandita tra pre e after party, set night e grandi eventi che dovrebbe arroventare l’estate reggiana e, soprattutto, lanciare definitivamente dopo un avvio tra poche luci e molte ombre l’ambizioso progetto della Rcf Arena, già Campovolo. Appena nato, anche l’Hellwatt Festival è già finito. Ma gli estimatori del discusso e discutibile Kanye West detto Ye, di Travis Scott e compagnia cantando (tra gli altri Wiz Khalifa, Swedish House Mafia, Martin Garrix, Afrojack, Clean Bandit e il reggiano Benny Benassi) possono stare – per ora – tranquilli. L’Hellwatt Festival ha solo cambiato nome e da oggi, sul sito uficiale, viene presentato come Rassegna estiva dell’Rcf Arena. Un nome invero un po’ vintage se non démodé, che ricorda i film sotto le stelle sui duri seggiolini agli ex Stalloni. E che potrebbe…

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La recente mostra “La costruzione della città moderna. Gli archivi degli architetti del Novecento a Reggio Emilia” ha affrontato il panorama dello sviluppo della città, letto attraverso lo studio e l’analisi degli archivi dei più importanti architetti che hanno operato nel secolo scorso. Si tratta di Guido Tirelli, Prospero Sorgato, Pietro Cavicchioni, Enea Manfredini, Carlo Lucci, la Cooperativa Architetti e Ingegneri, Antonio Pastorini e Eugenio Salvarani.In questa sede affrontiamo brevemente uno dei periodi cruciali di questa importante storia, l’immediato dopoguerra e gli anni Cinquanta, quando sono avvenuti importanti interventi di carattere architettonico che hanno in parte cambiato il volto della città.La stagione della Ricostruzione a Reggio Emilia si inaugura con l’esposizione la “Mostra della Ricostruzione”, con l’allestimento di Franco Albini, con l’obiettivo di mostrare i progetti di interesse pubblico più urgenti da realizzare, relativi alle criticità abitative, sociali e sanitarie della città. Tra questi il progetto del Nuovo Ospedale Santa…

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Solo la definizione di una via è stata completamente cancellata, rimossa, a Reggio Emilia nel dopoguerra. E’ via Cavagni (in una foto d’epoca della Biblioteca Panizzi), o Cavagna, come la pronunciavano i reggiani. Cavagni era stato fascista? Manco per idea. Si scoprì che aveva commesso reati? Assolutamente no. Questa via è stata la poco edificante strada in cui si radunavano le prostitute e fino al 1958, anno della loro abolizione, erano ubicate le case chiuse, altrimenti bordelli o lupanare, come dir si voglia. Così si è pensato bene, negli anni Settanta-Ottanta, di abolire anche l’intestazione della via, rimessa a nuovo col più artistico nome di Giorgione, confondendo le vicende, tutt’altro che malfamate poi, visto i reati di oggi, con l’intestato. Ma chi era il signor Cavagni? Costui faceva parte della famiglia Cavagni, forse l’intestazione, mancando del nome, era collettiva, “stimata famiglia gentilizia di Reggio Emilia dove essa si stabilì nel…

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Sono trascorsi 55 giorni dall’agguato di via Fani, quando il presidente della DC Aldo Moro è stato rapito dalle Brigate Rosse e la sua scorta è stata massacrata. Sotto i colpi delle BR guidate da Mario Moretti e Prospero Gallinari, muoiono gli agenti Domenico Ricci, Oreste Leonardi, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi. Il 9 maggio 1978 una telefonata delle BR comunica che il cadavere dello statista democristiano si trova nel bagagliaio di una Renault 4 rossa, parcheggiata in via Caetani, al centro di Roma, tra le sedi della DC e quella del PCI. La tragica conclusione del rapimento avviene dopo diversi depistaggi, estenuanti trattative e feroci polemiche fra quelli che sostengono la linea della fermezza per non legittimare le BR (DC, PCI, PRI, PLI, ecc.) e quelli (PSI, Radicali e alcuni esponenti della DC) disposti a ricercare autonomamente, quindi senza una trattativa con le BR, una soluzione umanitaria…

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Sono continue le cure alla Grande Quercia di Scandiano (Rondinara), la maestosa Roverella (Quercus pubescens) secolare, con un’età stimata tra i 250 e i 300 anni. Nell’ambito dei piani e progetti condivisi dal Comune di Scandiano, la Regione Emilia-Romagna e il ministero della Transizione ecologico, proprio quest’anno, il 2026, potrebbe rappresentare lo spartiacque tra la manutenzione straordinaria e quella ordinaria del prezioso albero protetto e ammirato da tanti reggiani.

Un venticello poco gradevole ci ha sospinti nella serata dell’inaugurazione di “Fantasmi quotidiani”, 21esima edizione di Fotografia europea 2026, organizzata dal Comune di Reggio Emilia, in alcuni luoghi espositivi: dai Chiostri di San Pietro a via Roma, Circuito off, e a piazza Prampolini che, alle 21.30, ha ospitato il DJ set live di Fedde Le Grand, dove in effetti c’era più gente ma non il pienone. L’orario del nostro pellegrinaggio non era certo cool, ma i fantasmi, oltre che esposti, ci è parso di intravederli per le vie del centro storico cittadino, riflessi nelle vetrine dei negozi chiusi. In piazza del Pôpol Giôst la musica, il gruppo afro Hakuna Matata. Il DJ set live di Fedde Le Grand a sud della via Emilia, Hakuna Matata in quella nord. Una fotografia della città.

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